Gli stranieri in Italia: risorsa o problema?
Pubblichiamo, come provocazione iniziale, la mail che ci ha inviato don Gustavo Bertea, vicario generale della Diocesi di Pinerolo, in seguito al sondaggio da noi proposto sugli stranieri in Italia.
Come sempre, apriamo le porte ai vostri contributi.
La Redazione di www.centrogiovani.net
Ho visto
sulla pagina del CENTRO GIOVANI il sondaggio sugli extracomunitari.
Mi permetto di fare un'osservazione. Io penso che solo indicare uno
dei 4 punti presentati è un po’ poco, perchè è un problema
complesso. Cerco di spiegarmi. Come sapete, ho vissuto in Brasile
38 anni in tre Diocesi differenti. Il Brasile é una miscellanea di
razze. Anche i Preti, oltre alla popolazione, di una stessa Diocesi,
specialmente negli stati del Nord del Brasile, sono originari di
vari stati del paese e di altre nazioni. È una mescolanza di
mentalità, di usi e costumi, di culture, e non è sempre facile
arrivare ad una sintesi. Però c'è una grande accoglienza delle
differenze e si convive bene.
Veniamo allora agli extracomunitari .... parola che non mi piace,
perchè suona discriminante e fa leva sulla differenza. Comunque è
usata.
Io penso questo. Chi emigra dalla nazione di origine e viene in
Italia in cerca di migliori condizioni di vita con un lavoro onesto
ed anche con la possibilità di vivere la sua fede e cerca di capire
ed inserirsi nei valori umani e religiosi di qui, allora senza
dubbio costituisce una ricchezza. Se invece viene con l'illusione
che, essendo l'Italia uno dei G8, si farà una bella vita consumista
e materialista, allora diventa un problema serio con conseguenze di
violenza e di criminalità.
Certamente il tema deve essere approfondito meglio. È solo una prima
opinione.
Vi auguro un buon lavoro con la gioa di servire al Regno!! Pace e
Bene!
don Gustavo Bertea
“QUESTO E’ CIO’ CHE DEVONO FARE TUTTI I PAESI”
Una volta tanto facciamo qualcosa di buono invece di limitarci alla critica inutile.
Interessante la chiarezza senza i "distinguo" fumosi tipica dei nostri politici, ma anche senza i toni beceri di qualche altro.
DICHIARAZIONI DEL MINISTRO AUSTRALIANO PETER COSTELLO sui problemi
Della immigrazione.
“QUESTO E’ CIO’ CHE DEVONO FARE TUTTI I PAESI”
Non sono contrario all’immigrazione, e non ho niente contro coloro che cercano una vita migliore venendo in Australia.
Tuttavia ci sono questioni che coloro che recentemente sono arrivati nel nostro paese, ed a quanto sembra anche qualcuno dei nostri concittadini nati qui, devono capire.
L’idea che l’Australia deve essere una comunità multiculturale è servita soltanto a dissolvere la nostra sovranità ed il sentimento di identità nazionale.
Come australiani, abbiamo la nostra cultura, la nostra società, la nostra lingua ed il nostro modo di vivere.
Questa cultura è nata e cresciuta durante più di due secoli di lotte, processi e vittorie da parte dei milioni di uomini e donne che hanno cercato la libertà di questo paese. Noi parliamo l’inglese, non il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, il russo o qualsiasi altra lingua.
Perciò, se desiderate far parte della nostra società, imparate la lingua!
La maggioranza degli australiani crede in Dio. Non si tratta soltanto di un affare privato di qualche cristiano fondamentalista di destra, ma vi è un dato di fatto certo ed incontrovertibile: uomini e donne cristiani hanno fondato questa nazione su principi cristiani, e questo è chiaramente documentato nella nostra storia. Questo dovrebbe essere scritto sui muri delle nostre scuole. Se il nostro Dio vi offende, allora vi consiglio di prendere in considerazione la decisione di scegliere un’altra parte del mondo per mettere su casa, perché Dio è parte della nostra cultura. Accetteremo le vostre opinioni religiose, e non vi faremo domande, però daremo per scontato che anche voi accettate le nostre e cercherete di vivere in pace ed armonia con noi.
Se la Croce vi offende, o vi molesta, o non vi piace, allora dovrete pensare seriamente di andarvene da qualche altra parte.
Siamo orgogliosi della nostra cultura e non pensiamo minimamente di cambiarla, ed i problemi del vostro paese di origine non devono essere trasferiti sul nostro.
Cercate di capire che potete praticare la vostra cultura, ma non dovete assolutamente obbligare gli altri a farlo.
Questo è il nostro paese, la nostra terra, il nostro modo di vivere, e vi offriamo la possibilità di viverci al meglio.
Ma se voi cominciate a lamentarvi, a piagnucolare, e non accettate la nostra bandiera, il nostro giuramento, i nostri impegni, le nostre credenze cristiane, o il nostro modo di vivere, vi dico con la massima franchezza che potete far uso di questa nostra grande libertà di cui godiamo in Australia:
Il diritto di andarvene. Se non siete felici qui, allora andatevene.
Nessuno vi ha obbligato a venire nel nostro paese. Voi avete chiesto di vivere qui: ed allora accettate il paese che avete scelto.
Se non lo fate, andatevene!
Vi abbiamo accolto ed aperto le porte del nostro paese; se non volete essere cittadini come tutti in questo paese, allora tornate al paese da cui siete partiti!
Questo è il dovere di ogni nazione, questo è il dovere di ogni immigrante.
A.P.
Il rischio del capro espiatorio
Sin dagli antichi filosofi greci come Talete, Anassimene, Anassimandro (i cosiddetti pre-socratici), vi era l’esigenza di trovare un arché, vale a dire il principio originario di tutte le cose.
Come insegna la storia, ogni società, quando attraversa un momento di crisi più o meno grave, ricerca le cause dei problemi, delle sconfitte fino ad attribuire la colpa a qualcuno. L’arché di tutti i problemi viene solitamente attribuito, in mancanza di meglio a capri espiatori.
In Germania, nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, il movimento völkisch era una raccolta di gruppi politici di estrema destra sorti in seguito alla sconfitta della Germania nella Prima guerra mondiale. Gli appartenenti al movimento credevano che la sola causa della sconfitta fosse da ricercarsi nel crollo del "fronte interno" e vedevano nei socialisti, nei liberali, negli intellettuali e negli ebrei i veri responsabili della sconfitta. Questo atteggiamento - e la ricerca di capri espiatori per una sconfitta inaspettata che era costata alla Germania milioni di morti - portò alla creazione della Dolchstosslegende («leggenda della pugnalata alle spalle») che contribuì in maniera decisiva all'ascesa del Partito nazionalsocialista negli anni seguenti. (Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/NSDAP). È di pubblico dominio la spirale di sangue che fu innescata da questi eventi culminata nella seconda guerra mondiale, nello sterminio di milioni di persone.
Oggi invece il capro espiatorio per i problemi socio-economici italiani sono gli immigrati: come se non esistessero sicari, ladri, truffatori, spacciatori italiani. Come sottolinea don Bertea, Chi emigra dalla nazione di origine e viene in Italia in cerca di migliori condizioni di vita con un lavoro onesto ed anche con la possibilità di vivere la sua fede e cerca di capire ed inserirsi nei valori umani e religiosi di qui, allora senza dubbio costituisce una ricchezza.
Come si sa all'interno di un grande processo di immigrazione ci sono persone oneste che cercano solo un lavoro e una vita migliore (la grande maggioranza) e delinquenti che hanno altre prospettive (la minoranza). Nel XX secolo con i grandi flussi migratori verso gli Stati Uniti si assiste alla nascita della Cosa Nostra americana (Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Cosa_nostra_americana). È l’altra parte della medaglia. Ma non si può condannare la maggioranza della gente in buona fede a cagione della minoranza di delinquenti. Occorre ricordare che tuttora in Sud America esistono paesi dove si parla piemontese, insegnato da coloro che emigrarono in cerca di lavoro ai figli ed ai nipoti. Si deve vigilare sulla minoranza deviata e sottoporla alla nostra giustizia.
Silvio Ferrero
“Dua antiqua et eccellentissima exempla” sullo straniero
Il ciclope
Ci stiamo trasformando in Polifemo. Tutti ricordiamo il mostro mitologico con un occhio solo per la sua brutalità, malvagità e stupidità. Eppure sembra che facciamo di tutto per assomigliargli. Infatti Polifemo trovandosi davanti ad un gruppo di stranieri supplici rimane duro nel cuore e non solo non li aiuta ma se li mangia. Mostro spregevole Polifemo, nessuno oserebbe negarlo eppure ci comportiamo come lui.
Noi non solo rimaniamo impassibili a chi ci chiede aiuto chiudendo le porte del nostro cuore ma divoriamo anche la loro anima tacciando le loro idee e il loro modo di essere a causa della nostra xenofobia. Infatti l’extracomunitario è l’altro, il diverso, lo straniero che non ha diritto di parola in quanto il suo popolo è ladro, falso e bugiardo e i suoi costumi sono barbari. Nessuno ha il coraggio di dire le cose in questi termini ma troppi la pensano in questo modo!
Sapete, ripensandoci, non ci stiamo trasformando in Polifemo: siamo già peggiori di lui! Il mostro infatti divorava le sue vittime per natura, noi per una paura irrazionale che non ha scusanti.
E Roma diede il voto ai Galli
Si discuteva nel Senato Romano se fosse giusto o meno dare l’accesso al Senato stesso agli abitanti della Gallia Comata. Molti dicevano: “Un tempo erano bastati i Romani!”; altri:”Non si prostituisca il decoro delle cariche pubbliche!”; altri ancora:“Non era già grave che i Veneti fossero immessi nel senato?”. Tra queste voci di protesta si alzò quella dell’imperatore Claudio che citò esempi illustri di provinciali integrati i quali amavano Roma come ogni romano e l’avrebbero difesa con ugual forza. Incalzando poi aggiunse che la disfatta di Spartani e Ateniesi stava proprio nell’aver trattato i vinti come stranieri. A quel punto la proposta passò.
L’Impero Romano cadde diversi secoli dopo. La sua lunga resistenza e durata fu garantita da molti imperatori provinciali, un esempio su tutti Traiano. I romani avevano inteso quale grande risorsa potessero risultare gli extracomunitari dell’epoca.
Gli extracomunitari che vengono in Italia oggi non sono nostri vinti ma possono essere comunque una grande risorsa per il nostro Paese. Basta dare loro qualche possibilità, basta aprire il cuore ad un po’ di fiducia nei loro confronti, basta non chiudersi nella paura di ciò che i media dicono che potrebbero fare. Basta poco, basta provare che non costa nulla. E chissà che col loro aiuto la nostra Italia non diventi più bella e più forte.
( riferimenti da “Odissea”, Omero, IX e da “E Roma diede il voto ai Galli”, Luciano Canfora in Corriere della Sera, 18 ottobre 2003)