Congo: nessuno possa dire “IO NON SAPEVO”
Riportiamo di seguito il testo di una petizione, promossa da quanti collaborano con don Giovanni Piumati, missionario in Congo. Le schede con le firme raccolte possono poi essere inviate al Ministero degli Affari Esteri (vedi indirizzo).
Spett.le Ministro degli Esteri On.Massimo D'Alema
Ministero degli
Affari Esteri
Piazzale della Farnesina, 1 - 00194 Roma
Italia, giugno 2007
L'arcivescovo di Bukavu, François Xavier Maroy, ha rotto il silenzio che, da troppo tempo, incombe sulla difficile situazione dell'intero Kivu in cui si rinnovano le violenze, gli assedi, le fughe, le uccisioni, gli stupri come successe nel 1998. Allora scoppiò quella guerra da molti definita LA PRIMA GUERRA MONDIALE D'AFRICA, conclusasi, si fa per dire, nel 2003 con oltre 4 milioni di morti... "La guerra nel Nord e nel Sud Kivu è imminente", scriveva pochi giorni fa l'arcivescovo di Bukavu al Presidente Joseph Kabila, invitandolo ad inviare "le sue truppe di élite prima che sia troppo tardi".
. Le notizie sono scarse: chi denuncia violenze ne subisce di peggiori per rappresaglia", si leggeva sul quotidiano LA NAZIONE domenica 3 giugno 2007. Gli attori sono sempre gli stessi: armati nazionalisti, armati filo-ruandesi , integrati oggi nell'esercito regolare della R.D.C, e anche ex miliziani ruandesi. "Sabato 26 maggio 2007, 17 persone sono state uccise, 23 ferite e 12 rapite a Kamanyola, 50 Km a sud di Bukavu, capitale del Sud Kivu. Oltre 113.000 persone hanno abbandonato le loro capanne cercando rifugio nella foresta"(La Nazione O3.O6.O7).
Il silenzio del villaggio mediatico globale è assoluto.
LA MONUC, la più grande missione ONU di peacekeeping del mondo con ben 17.000 soldati in Congo, tace ed è questa la ragione per cui l'arcivescovo di Bukavu "ha alzato la voce anche contro i caschi blu che non proteggono i civili inermi" e che "salvo rare e spettacolari sortite con jeep ed elicotteri, rimangono nei loro quartieri e nelle città "(La Nazione). Sono sordi ai frequenti appelli di civili terrorizzati dalle armi.... Nel Nord Kivu il villaggio di Bunyatenge si è spopolato a causa dell'inquietante presenza dei ruandesi; a circa 3 km di distanza sulle colline di Muhanga ci sono i mai-mai....per ora non si combatte ma tutti pretendono cibo e rubano . Per ora da Muhanga la gente non fugge solo perché nella missione fondata da Don Giovanni Piumatti ci sono due scudi umani: Concetta Petrilliggieri, Ostetrica in Congo da oltre 30 anni, e Diego Vaninetti, tecnico di laboratorio, che da lungo tempo presta la sua opera di volontario nel dispensario del villaggio, aperto grazie agli aiuti di privati e di istituzioni italiane.
Altro grave problema: il programma ONU, conosciuto come DDRRR, per il rimpatrio dei ruandesi Hutu è stagnante ormai da oltre tre anni. I ruandesi hutu conosciuti oggi come FDLR invocano il “dialogo interuandese”, sull’esempio del “dialogo intercongolese” che portò alle votazioni libere in RDC. A Bujumbura si fa un incontro (18 aprile 2007) , “…organizzato da Kigali (14 marzo 2007)”, con i “capi di stato maggiore del “Tripartito Plus” (Burundi-Uganda –RDC) che decidono una drastica “offensiva… per sradicare… le forze negative” (dagli “Atti” dell’incontro di Bujumbura), mentre l’ ONU, che gestisce con grandi finanziamenti il programma, tace. Situazione incomprensibile dato che le FDLR sono facili da incontrare sia dall’ONU che dal Governo di Kinshasa.
Ci uniamo all'appello di mons. François Kavier Maroy ed invitiamo tutte le istituzioni a far sentire la loro voce. C'é in corso il tentativo di un nuovo olocausto, e noi gridiamo perché nessuno possa dire “IO NON SAPEVO”. Al nostro Ministero degli Esteri vogliamo ricordare che " a parte i grandi interessi dell'ENI, che ha appena ottenuto in Congo importanti concessioni petrolifere (dagli attuali 67mila barili al giorno passerà a100mila in tre anni)", ci sono da proteggere anche dei volontari italiani che, con coraggio, aiutano le popolazioni inermi a sopravvivere.
NO ALL’OMISSIONE DI SOCCORSO GLOBALE