UN PINEROLESE IN AMERICA...
Tutto è cominciato con... la decisione di partecipare al bando di concorso “Overseas” indetto dall'Università di Bologna. In palio l'opportunità di trascorrere alcuni mesi all'estero, precisamente al Vassar College, vicino a New York. Durata dell'esperienza: 3 mesi, per lavorare su un progetto di ricerca inerente la mia tesi di laurea. Una decisione presa quasi per ridere, pensando: “Sì ma tanto chissà quanti faranno domanda... però tentar non nuoce...”
Risultato: eccomi qui catapultato a Poughkeepsie, precisamente a Vassar per il periodo settembre-dicembre, ovvero per un intero semestre. Come raccontare quest'esperienza?? Cominciamo dal lato accademico: qui le classi sono molto piccole (massimo 15-20 alunni) e si può veramente avere un'interazione con il docente... niente lezioni frontali ma piuttosto “discussioni” molto partecipate in cui gli studenti si lasciano coinvolgere dai docenti. Docenti che non sono affatto “deus-ex-cathedra” ma piuttosto dei facilitatori, che guidano la discussione e la stimolano con domande provocatorie, riuscendo nel loro intento di stimolare gli studenti a riflettere e sviluppare una propria opinione su un dato argomento. Almeno questo è quanto succede in uno dei corsi che sto seguendo: “l'etica della guerra e della pace” che è inerente al progetto di tesi su cui sto lavorando.
Per quanto riguarda i rapporti inter-personali, gli studenti sono molto aperti e pronti a fare amicizia; il fatto di essere straniero e ancora di più italiano è una carta a favore che va giocata prontamente... Il campus è composto da circa 2400 studenti ed è essenzialmente un grande parco in cui sono sparpagliati i “dorms”, ovvero le residenze degli studenti, e i dipartimenti delle varie discipline.
Le mie giornate trascorrono tra classi, studio e lavoro bibliografico nella biblioteca per preparare la tesi, collaborazione con il dipartimento di italiano per organizzare eventi... proprio così: ci sono degli Americani che studiano la nostra lingua!! e sono anche parecchi!! in effetti è abbastanza strano, siamo abituati a studiare noi la loro lingua ma succede anche il contrario! Dovremmo esserne un po' orgogliosi no??
Un altro aspetto interessante è quello spirituale: la comunità cattolica qui a Vassar conta circa una cinquantina di studenti che partecipano alla messa domenicale. Le altre attività includono un incontro settimanale del mercoledì (molto meno frequentato, diciamo 15 persone quando va bene) in cui, dopo un momento di preghiera, l'attività principale è chiacchierare!! Dopotutto essere comunità significa anche questo, conoscersi e trascorrere anche solo un'ora ogni tanto insieme... Insomma, sulle prime può essere un po' sconcertante, ritrovarsi tutto ad un tratto ad essere così fortemente “minoritari”. Mi ha fatto pensare a come dovevano sentirsi le prime comunità cristiane, circondate da un ambiente indifferente e pagano. Non si percepisce però l'ostilità, l'anti-clericalismo che è presente in molte persone nella nostra “cattolica” Italia. In ogni caso l' “essere minoranza” mette in discussione, stimola, porta ad approfondire le proprie ragioni: perchè io credo e tanti altri (la maggioranza) invece no?
Partecipando ad un ritiro organizzato dall'arcidiocesi di New York ho avuto l'occasione di incontrare una trentina di altri giovani studenti. Il tema della giornata era i discepoli di Emmaus: come riconoscere Gesù quando ci si fa incontro e cammina con noi e come essere anche noi un po' Gesù per i fratelli che incontriamo sulla nostra strada. Che gioia nel conoscersi, confrontare esperienze tanto diverse ma accomunate in un'unica Fede, ancora più speciale perchè conservata con le unghie e con i denti in un ambiente secolarizzato che ogni giorno ci mette in discussione. Alla conclusione, con il cuore che “ardeva nel petto” per la bella esperienza condivisa, mi echeggiavano in mente le parole di un canto :“Tu da mille strade ci raduni in unità e per mille strade poi dove tu vorrai, noi saremo il seme di Dio”. Ringrazio il Signore per questa bella esperienza che mi ha concesso di vivere per cercare poi di metterla a frutto per i fratelli che incontrerò nel proseguo del mio cammino.
E se a qualcuno di voi, nel leggere le mie parole, fosse venuta la voglia di provarci, di partire (non importa per dove: Erasmus, esperienza missionaria, ecc ecc...) non posso che incoraggiarvi; lasciare le nostre certezze ci porta a fidarci un po' di più del Signore che guida i nostri passi... Rileggere la chiamata di Abramo per credere!!
Edoardo Raviol