Suor Maria Paola, una scelta per Dio
Dopo tempi di “magra”, in questi ultimi anni le vocazioni alla vita religiosa sembrano aver ritrovato un loro trend positivo. Almeno per quel che riguarda alcune congregazioni particolarmente vitali. Tuttavia, la notizia di una giovane che professa i voti perpetui non è delle più frequenti. Soprattutto nel pinerolese. È il caso suor Maria Paola Vandone che il 14 ottobre, presso la parrocchia dei santi Apostoli a Piossasco, entrerà definitivamente nella congregazione delle suore di San Giuseppe.
Raccontaci brevemente chi sei e quando hai conosciuto le suore
Sono suor Mariapaola, suora di San Giuseppe di Pinerolo e mi sto preparando a fare i voti perpetui. Sono originaria di Vigevano, provincia di Pavia.
Sono giunta a Pinerolo nove anni e mezzo fa, dopo aver conosciuto un paio di suore della mia congregazione ad un corso di esercizi spirituali a Pella, sul lago d’Orta.
Credevo di andare a questi esercizi spirituali per far piacere alla suora della mia parrocchia, che me li aveva proposti, mi spiaceva dirle di no, ma nulla succede a caso. In realtà era stato pensato tutto lassù. Dio sia benedetto.
Ho iniziato a scoprire un Gesù diverso da quel generico Dio che avevo sempre seguito, ma forse conosciuto poco. Mi sono lasciata sedurre e ho deciso di ripetere l’esperienza gli anni successivi. Il terzo anno di partecipazione al corso c’era molto vento, ma non quello atmosferico. Era lo Spirito Santo che ha soffiato in abbondanza, infatti durante quell’esperienza in due giovani abbiamo sentito forte e improvviso il desiderio di consacrarci. Ora l’altra è salesiana.
Il soffio mi ha portata fin qui, pur con qualche resistenza iniziale.
Alla fine ho deciso di seguire la corrente perché, come ben sapete, è una fatica inutile camminare contro vento e inoltre seguire la scia di Dio è una garanzia di felicità eterna.
Lo Spirito Santo a volte fa strani scherzi, anni fa da queste zone aveva spinto in Lombardia proprio la madre generale della suora che mi ha fatto conoscere le Giuseppine! Speriamo di non dover un giorno coprire il suo stesso ruolo.
Che cosa significa fare i voti perpetui?
La consacrazione definitiva a Dio tramite i voti perpetui in genere avviene dopo un lungo cammino di preparazione, scandito da varie tappe e che dura in media 8/9 anni.
‘Con i voti perpetui di castità, povertà e obbedienza, la Religiosa si consacra a Dio per sempre e si lega definitivamente all’Istituto nella fedeltà al suo spirito e in una totale disponibilità alla sua missione’. Cost n 130
Come vedi l’attuale crisi delle vocazioni religiose e sacerdotali?
In generale bisogna riconoscere che negli ultimi decenni vi è stata una diminuzione delle vocazioni.
La società è cambiata notevolmente e non sempre in meglio. Spesso ciò che conta spesso è l’apparire e non l’essere. Le virtù sono messe in secondo piano, se non ridicolizzate, e chi cerca di vivere secondo un certo stile di vita viene messo in disparte perché, secondo l’opinione comune, crede in virtù del medioevo, sorpassate.
Siamo nella società dell’usa e getta, anche nei rapporti. Non piace più una persona, non importa se è il proprio marito, la propria moglie, la si lascia e si cerca altro di meglio. La fedeltà, il desiderio di mettere il bene dell'altro davanti al proprio, l’accettazione della sofferenza, la capacità di sopportare le contrarietà sono incompatibili con un mondo dove ciò che più conta è il benessere personale.
E’ più importante apparire che non essere belli dentro, cercare piaceri effimeri, che non fondare il proprio futuro su pilastri duraturi.
In tutto ciò Dio non può far sentire la sua voce. Dio parla ‘nel mormorio del vento leggero’, ma oggi spesso ci si circonda di rumore perché si ha paura del silenzio.
La vita religiosa, così come un matrimonio serio richiede un impegno definitivo, faticoso, cioè esattamente quanto pubblicità e mass-media boicottano e così spesso Dio non riesce a entrare nella lunghezza d’onda dei giovani, perché Lui propone, ma non impone mai.
Quali le maggiori paure?
Spesso i giovani hanno paura di perdere la libertà. Ma quale? Credono di essere liberi perché rispetto al passato sono più indipendenti, possono fare ciò che vogliono. Ma è proprio vero? Oggi più che mai, nei paesi ricchi si è condizionati in tutto. Le leggi di mercato ci obbligano a vestire in un dato modo, ad usare determinati prodotti. Pensiamo al cellulare, oggi addirittura ce l’hanno molti bambini della scuola materna, e sembra non ne possano fare a meno. Siamo sicuri? Io ho sempre vissuto bene anche senza, e non mi sentivo menomata. Ci stanno creando una serie di bisogni non necessari. L’indipendenza che si teme di perdere dicendo Sì al Signore spesso è proprio una dipendenza. In una comunità, dipendendo da una superiora e da una regola di vita, che poi non è altro che la traduzione del Vangelo in uno dei suoi molteplici aspetti, ti ritrovi indipendente da ciò che è effimero. Direi che è un guadagno!
Ce ne sono ancora di giovani sensibili, che si pongono l’interrogativo di una eventuale chiamata, tuttavia pretendono che il Signore si manifesti con una certezza, direi matematica, ma Lui è più delicato e misterioso. Nel dubbio preferiscono rinunciare ed eventualmente impegnarsi nel volontariato o in parrocchia, scelte preziose, ma non definitive. La paura di sbagliare, poi, porta a trovare molte giustificazioni razionali, pur di non accettare la novità di una chiamata che, essendo una scelta diversa da quella che tutti fanno, non si sa bene che cosa possa comportare. Tra il bene e il meglio si preferisce il bene.
‘Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portate frutto e il vostro frutto rimanga’ Gv15,16
Non sono io ad aver scelto di divenire suora, ma Lui ha scelto me. Se qualcuno avverte il dubbio che la propria vocazione sia la consacrazione è perché il Signore lo sta amando e chiamando in modo del tutto particolare. E’ il Signore che gli sta parlando dal profondo del cuore. Io ho percepito questa possibilità per me e ho rischiato di giocare la mia vita per Lui. Avevo altri progetti, ma con docilità gli ho detto sì, convinta che quelli di Dio non possono che essere migliori. L’Amore mi ha scelta. Come fare a rimanere indifferenti di fronte a uno che ti dice: “Ti amo”? Io ho rinunciato ad amare un uomo per amare Gesù e in Lui tutti gli uomini. Diventare suora o prete significa permettere a Dio che ti scelga. Mi dispiace per tutti quelli ai quali alla sera della vita verrà chiesto il perché hanno risposto no.
Come vedi il tuo futuro “da suora”?
Porto un desiderio nel cuore: dare volto all’amore di Dio. Capisco che questo programma può sembrare un po’ presuntuoso, ma, come dice san Paolo, ‘tutto posso in Colui che mi dà la forza’. In concreto vorrei cercare di essere una presenza tra i giovani, discreta ma sempre disponibile, ‘speccializzandomi’ soprattutto nell’ascolto, senza stupirmi degli errori e dei limiti di chi mi è vicino, capace di accogliere l’altro con uno slancio simile a quello del Padre nella parabola del figliol prodigo.
Se sarò fedele a questa ispirazione, anche se dovessi rimanere l’unica suora di san Giuseppe, sarei sicura di non aver vissuto invano., ma per la maggior gloria di Dio.
Buon cammino a tutti alla scoperta di Dio, l’unico che può garantire la felicità eterna.