L’Italia va alla guerra…

L’Italia va alla guerra. Ecco la novità che ci siamo trovati tornando a casa dalle vacanze estive. Eravamo partiti tra le polemiche circa il ritiro dei militari italiani da Iraq e Afghanistan e al rientro assistiamo a scene quasi surreali. Il Presidente del Consiglio su una nave militare pronuncia un discorso d’altri tempi, arringando la truppa, piuttosto sbigottita a dire il vero.

Lo sbigottimento diventa anche il mio quando sento che “tutte le forze politiche”- con minimi scarti – concordano sull’importanza di inviare un bel contingente – armato fino ai denti! – in Libano. L’ordine è quello di portare la pace ma “se ci sparano, risponderemo al fuoco”. Questo nella mia piccola testolina da obiettore di coscienza impenitente si chiama guerra. Senza se e senza ma.

Qualcuno si è stupito dell’assenza di manifestazioni e cortei a favore della pace.

Io mi stupisco un po’ meno. L’estate non è tempo propizio alle manifestazioni di piazza. Almeno non a quelle politiche. In piazza si va per il Festivalbar, non per protestare. E poi anche gli organizzatori delle manifestazioni – perché nessuno crederà davvero che le manifestazioni sono spontanee espressioni del popolo, per piacere! – hanno diritto a qualche mese di ferie. Ogni “lavoro” richiede un po’ di riposo. Si riprenderà in autunno per chiedere che tutti si possano sposare e “pacsare” con tutto. Due a due o tre a tre e via di seguito. Allegramente.

Ma intanto l’Italia va alla guerra e c’è ben poco da stare allegri.

P. R.

 

Non credo nell'umanitarismo delle armi

Credo di essere tra i "villeggianti" estivi che hanno sentito il discorso del premier come da un vecchio film,un po’ distrattamente ahimè. Tra un po’ di lavoro coi ragazzi e un po’ di riposo estivo il tutto è passato sotto il mio naso arricciandolo solo un pochino.

Per mia colpa non ho approfondito bene la situazione esistente in quella terra. A fare ulteriormente da deterrente poi è il fatto di aver conosciuto Israeliani e Palestinesi dal vivo che raccontano ben di più di quello che sentiamo da lontano. E con delle situazioni ben più complesse di quanto non appaiono.

Libano o Israele? Chi ha ragione e chi ha torto? Io non lo so. Sospendo il giudizio per mancanza di conoscenza. L'unica cosa che so per certo è che vi è uno squilibrio di forze tra lo stato di Israele e i libanesi.

Un'altra cosa che so per certo è che una volta entrati in guerra non se ne esce mai nel modo che ci si era prefissati. E che la guerra è sempre una scelta di morte. 

Certo partecipare è un bel modo di farci notare come italiani. I guerrafondai pacifici. L'Italia campione del mondo è di nuovo sotto i riflettori... non era un italiano (Dannunzio) che diceva .. "purché se ne parli...".

Non credo nell'umanitarismo delle armi. Finchè ci sarà un esercito, ci sarà qualcuno che intende sfidarlo. Persino a me viene voglia. D'altra parte è una cosa che credo capiti a tutti. Sin dai banchi di scuola: non ti veniva voglia di abbattere la barriera di quaderni che faceva il tuo compagno di banco solo per la sfida di riuscire nell'impresa?

E per contro il rovescio della medaglia: chi ha il potere e si barrica in se stesso è il primo ad avere paura che qualcun altro diventi forte come lui e agisce d' anticipo (perché se no l'Iran oggi dà così fastidio all'occidente per la sua scalata all'energia nucleare?).

 Ives

Testa  o cuore?

Io credo che noi cristiani non dobbiamo mai perdere il coraggio della verità, di chiamare le cose con il loro nome; ben diverso il compito dei politici, che a parole si insultano tutti i giorni, in un disgustoso teatrino mediatico, ma nei fatti sacrificano tutti i principi a compromessi che tutelano le loro logiche partitiche.

Sono rimasta estremamente delusa dall'attuale maggioranza, nella cui elezione avevo francamente sperato. Ma si sono rivelati estremamente combattivi (non sempre in modo pulito) su quelle parti del loro programma che condivido di meno, mentre sembrano aver dimenticato la pace e la giustizia, che speravo difendessero.

Ciò detto, è anche vero che il problema degli interventi militari nei Paesi in cui c'è guerra è estremamente spinoso. Non ne ho esperienza diretta, ma ho visto due film che mi hanno fatta molto pensare: "No Man's Land", sulla guerra in Bosnia, e "Hotel Rwanda". In entrambi, si deplorava l'impotenza dei caschi blu dell'ONU. Chiamati a difendere la pace, e giustamente (in apparenza) privati della "licenza di uccidere", si riducevano poi nella realtà a fantocci quasi inutili, che stavano ad osservare gli orrendi massacri che si sono perpetrati in quegli orribili conflitti.

Il mio cuore rifiuta la logica del male minore (anche, per esempio, quando recentemente, in occasione degli attentati sventati a Londra, si giustificava l'uso della tortura per estorcere informazioni che avrebbero salvato migliaia di persone), ma la mia testa mi dice che in certi casi bisogna accettarla.

Chiara

 

Libano e Iraq: diversi presupposti

Ho letto gli articoli e il forum sulla guerra in Libano... mi sento di condividere solo in parte il tuo discorso: anch'io credo che il mondo debba tendere a un disarmo  totale delle nazioni, sono contro alle armi, alle frecce tricolore in televisione, al presidente della repubblica che mostra al mondo la milizia italiana, al sistema militare che mangia soldi sottraendoli a sanità scuola e lavoro... MA (e ahimè qui ci metto il ma nonostante tu dica che la guerra è guerra senza se e senza ma...) ... nonostante la premessa fatta..... credo che mentre sia dannoso e pericoloso enfatizzare il nazionalismo e il patriottismo,  una forza INTERNAZIONALE - mondiale che intervenga nei conflitti sia fondamentale... senza di questa sarebbe come per una nazione o una città cessare di avere polizia, carabinieri , vigili urbani....

Per quanto uno sogni che non vi sia criminalità questa di fatto esiste e per garantire i diritti dei cittadini, è fondamentale l'organo di garanzia. La stessa cosa si può dire a livello internazionale: per quanto chiunque vorrebbe che non vi fossero dittature, fanatismi e azioni di guerra ci si accorge come queste esistano e vadano sì politicamente arginate ma anche sostenute sul campo. 

La guerra in Iraq è stata ed è tuttora un' azione insulsa: non appoggiata dall'ONU, non rispettosa della popolazione, militarmente scorretta e gravissima dal punto di vista umanitario (pensiamo ai bombardamenti sui civili o ai sopprusi di Guantanamo) ... guerra che esaspera davvero il conflitto tra civilità... in Libano i presupposti sono tutt'altri... sono TUTTE LE NAZIONI INSIEME, l'azione è appoggiata da una forte MEDIAZIONE POLITICA, l'obiettivo pare davvero quello di CALMARE e non buttare benzina sul fuoco come in Iraq.

Matteo

 

Qualche cuore in più si emozionerà

Non ho sentito o letto il discorso di Prodi ma da come hai scritto ne posso trarre che non sia come avrebbe dovuto o voluto farlo.

Mi spiace poiché lo reputo una brava persona. Mi spiace ancora di più che molte posizioni politiche di poco più di tre anni fa siano state lasciate "dormire" per la più triste convenienza politica.

Dov'è la coerenza? Cos'è che piega o trasforma così i nostri pareri e le nostre iniziative sui fondamenti della convivenza umana? Si può comprendere che sia difficilissimo essere martiri per la fede ma almeno una reazione libera e coerente ci vuole.

Per le tue parole ti ringrazio; mi stimolano e mi motivano.

Sicuramente non sono cadute nel vuoto.

Non faranno fallire la "missione" in Libano ma qualche cuore in più si emozionerà pensando alla pace da testimoniare e qualche preghiera in più salirà a Dio il quale non lascia cadere la benché minima ansietà umana.

Enrico