parliamone

COSA NE PENSI?

Il coraggio della vita

 

 

Non sempre credere, vuol dire felicità, gioia, allegria... o per lo meno non come la intende il mondo. A volte credere può costare molto, quanto è costato a Gesù: morire su questa terra con la certezza che c'è qualcuno che ci aspetta di là...

Una canzone di Incontro Matrimoniale recita: C'è altrove un mondo nuovo previsto a tutti noi.....

Scelte come quelle di Stefania, ci interrogano sulla ns fede: quanta ne abbiamo? Quanto siamo disposti a "giocarci"? Le risposte non sono nè facili nè scontate e forse non vorrremo mai trovarci a doverne dare prova.

Ogni giorno il Signore ci chiede di pregare per la ns fede, perchè non diminiuisca ma cresca, affinché non lo rinneghiamo nelle piccole scelte quotidiane.

Il resto è nelle sue mani....

Queste scelte però ci danno anche tanto coraggio nel portare avanti il valore della vita come valore supremo, LUI è la  vita...

Queste scelte  "equilibrano" quelle di tanti neonati abortiti....


Rosa C.

 

IL DRAMMA DI SARONNO
 La giovane donna era attiva nel volontariato e faceva parte di una associazione che aiutava i bambini di strada della città di Recife in Brasile

 Rifiuta di curarsi per non abortire: muore dopo il parto

 DA MILANO PAOLO FERRARIO


 H a scelto la vita senza esitare, fe­lice di diventare madre anco­ra una volta. Nemmeno per un istante ha pensato di sacrificare la nuo­va creatura che le stava crescendo in grembo per salvare se stessa. Così, nel giorno del Venerdì Santo, è morta Ste­fania Dal Cer, 36 anni di Saronno, uc­cisa da un melanoma maligno scoper­to tre giorni dopo aver saputo di esse­re incinta di Misael, nato l’8 febbraio. Per suo amore ha rifiutato le cure che i medici le avevano consigliato, ma che avrebbero irrimediabilmente com­promesso la vita del bambino.
  «Ha affrontato tutto con determina­zione e coraggio, sempre con il sorriso sulle labbra», ricorda la sorella Simona, che con la famiglia ha accompagna­to gli ultimi sei mesi di Stefania, educatrice di scuola materna e già mamma di Gloria, una bimba di tre anni. Dopo la morte della madre, sarà proprio Simona a pren­dersi cura della piccola, mentre Misael starà col padre e con la nonna. «Naturalmente – aggiunge – la speranza di Stefania e di noi tutti era che, alla fine, le cose an­dassero bene, che tutto si risolvesse positivamente. Ed è stata proprio que­sta speranza, questa voglia di vedere che cosa sarebbe successo dopo, che l’ha sostenuta, dandole forza e corag­gio, aiutandola anche quando il dolo­re fisico sembrava avere il sopravven­to ».
  Quando, a poco a poco, le forze l’han­no abbandonata e la stanchezza era sempre più grande, Stefania si è affi­data con ancora più convinzione alla preghiera, continuando a combattere così la propria battaglia con la malat­tia. «Gli ultimi giorni accanto a lei – di­ce ancora la sorella – sono stati una ve- ra esperienza spirituale. Stefania spe­rava e pregava, senza un lamento, sen­za una parola di rimpianto, ma, anzi, felice della scelta compiuta. Fin dal pri­mo istante sapeva che cosa rischiava e ha affrontato anche questa prova da vera combattente qual era».
  Un esempio che ha lasciato il segno nella comunità della Sacra Famiglia di Saronno, che sabato mattina ha gre­mito la parrocchiale per l’ultimo saluto a Stefania. Nell’omelia, il parroco don Alberto Corti ha par­lato del «sepolcro che si apre alla Resurrezione», sottolinendo così l’ap­prodo definitivo che at­tende questa giovane ma­dre coraggiosa. «Come la santa Gianna Beretta Molla – aggiunge il vicario episcopale di Zona, monsignor Ange­lo Brizzolari – anche questa giovane madre, illuminata dalla Grazia di Dio, ha messo al primo posto il rispetto as­soluto per la vita. È un altro esempio di testimonianza di fede, silenziosa e di­screta, senza clamore ma molto con­vinta e convincente, dalla quale la co­munità può trarre insegnamento».
  Anche gli amici dell’associazione “Pe ’no chao”, che si occupa di bambini di strada a Recife, in Brasile, di cui Stefa­nia era volontaria molto attiva, hanno voluto leggere una lettera per testimo­niare a tutti il suo grande impegno ac­canto ai deboli, agli ultimi della Terra. «Ho conosciuto Stefania durante il suo soggiorno a Recife – dice Paolo Cre­monesi, che in Brasile ha trascorso quattro anni – e ricordo una persona molto aperta e desiderosa di mettere al servizio degli altri le proprie capacità. Era felice di stare coi ragazzi e di poter conoscere, da vicino, i progetti che, con gli altri volontari del gruppo, aveva contribuito a sostenere attraverso le i­niziative che solitamente promuovia­mo sul territorio durante l’anno».
 Stefania Dal Cer, 36 anni, ha scoperto di essere affetta da un malanoma maligno tre giorni dopo avere saputo di attendere il suo secondo figlio.
  Ha rifiutato anche le cure rischiose per il bimbo: è spirata a 45 giorni dalla nascita del bambino

 

 Il toccante racconto di Fabio, al capezzale della sorella Stefania nelle ultime ore prima della morte
 «Era lei che ci dava coraggio»


 


 « E ra già vicina a Dio: era lei che ci dava coraggio e serenità». Fabio Dal Cer ha trascorso in preghiera le ultime ore al capezzale della sorella Stefania, morta dopo dopo aver sostenuto il primo ciclo di radioterapia per combattere il tumore che l’aveva colpita lo scorso autunno. Accompagnata anche dalla zia suor Donatella, delle suore Orsoline di Saronno, la giovane mamma era arrivata all’ospedale di Castellanza giovedì per cominciare la terapia.

«Subito dopo la prima seduta - ricorda Fabio - si è sentita male e, dalle quattro del pomeriggio, è vissuta in uno stato di dormiveglia; verso le 21,30 è entrata in coma e, alle prime ore di venerdì, è morta».

Ai parenti disperati, il medico che aveva in cura Stefania ha chiesto un’ulteriore prova di coraggio: mostrarsi comunque sereni. «Lei capiva tutto e anche il nostro comportamento poteva aiutarla. Così, anzichè piangere, abbiamo cominciato a parlarle e a coccolarla; nelle ultime due ore abbiamo pregato tanto e anche Stefania pregava con noi. Ne sono assolutamente certo, perchè, alla fine, le sue guance si sono rigate di lacrime: ci sentiva, ci vedeva e sapeva di non essere sola».

Nel ricordo dei fratelli Fabio e Simona, Stefania apparirà per sempre con il suo inconfondibile sorriso, che le illuminava il viso in tutte le circostanze. «Determinata e sorridente, mia sorella era davvero così», dice ancora Fabio, che sottolinea il suo essere educatrice e volontaria. «L’educazione e i bambini erano la sua vita ­aggiunge - . Amava ciò che faceva e la sua era una passione contagiosa. Per questo l’ipotesi di abortire non ha mai trovato spazio nei suoi pensieri».

In paese, Stefania era diventata un punto di riferimento per molti, sia per il suo impegno nel volontariato sia perchè faceva parte dell’organizzazione del Festoria, storica manifestazione musicale saronnese, che ogni anno attira moltissima gente anche dal territorio.
 «Era ovunque, era sempre presente - conclude Fabio -.

In ogni circostanza si metteva a disposizione con grande generosità, sia che si trattasse di condividere la vita dei bambini di strada brasiliani, sia di organizzare la festa del paese. Sempre con il sorriso sulle labbra».

 
 Paolo Ferrario

 

 

 

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