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I Domenica di Quaresima: 10 febbraio 2008
“Nel deserto io valgono quanto valgono le mie divinità”, diceva Saint- Exupéry. Raccontando con immagini vive la prova delle tentazioni, i Vangeli ci suggeriscono che Gesù, vero Dio e vero uomo, fu tentato dal Demonio per tutta la vita. Una lunga quaresima di quaranta giorni di digiuno nel deserto, dove il corpo e l’anima di Gesù si fanno più liberi, e la coscienza diventa più limpida e trasparente. Quanto difficile accettare di essere poveri, talvolta ignorati, e poi deboli!!!
Ogni volta che Gesù, nel suo cuore di carne, ha conosciuto la tentazione di un messianismo temporale l’ha respinta appoggiandosi unicamente alla Parola di Dio. Le tentazioni sono una sintesi significativa di quelle che devono essere le nostre scelte, di fronte all’attrattiva di questo mondo e alla forza dell’ambizione, che spesso si riducono ad essere gli unici impulsi animatori della nostra civiltà. Come imporre ai nostri desideri una gerarchia di valori, se non contemplando un Signore che si volge verso la sorgente da cui scaturisce e cioè verso la Parola di Dio!?
II Domenica di Quaresima: 17 febbraio 2008
La seconda tappa del cammino quaresimale ci presenta Gesù trasfigurato sul monte. Più che un racconto da ascoltare è un’icona da contemplare, come uno spiraglio aperto su un mondo divino e misterioso, vicino e nello stesso tempo molto lontano. La trasfigurazione ha lo scopo di rafforzare la fede dei tre discepoli che saranno testimoni del sudore di sangue. Sul volto umano reso triste dall’ombra della morte, risplende la luce pasquale, troppo bella per non scomparire e pertanto piena di speranza.
La voce di Dio Padre che parla dalla nube, sembra volerci dire. Accettate in Gesù e in voi stessi, lo stretto intrecciarsi della gloria e della sofferenza, della forza e della debolezza, della morte e della risurrezione…
Sul Calvario apparentemente non ci sarà apparentemente più nulla da contemplare e da sperare, ma la luce della Trasfigurazione non è ingannevole e la visione non ha nulla del sogno…dopo tre giorni l’alba della Pasqua mostrerà che la vita risorge dalla morte.
È questo il nostro esodo!?
III Domenica di Quaresima: 24 febbraio 2008
È mezzogiorno al pozzo di Giacobbe. È l’inizio dei misteri. Portandola sul terreno del dialogo, Gesù scopre in lei la breccia segreta, attraverso cui affiora la domanda di senso. Chi è quest’uomo?
Invece di impadronirsi della sua libertà, Gesù l’ha allargata. Nulla è più seducente del libero arbitrio, ma anche nulla di più doloroso. E invece di principi fossilizzati dalla tradizioni, ha guidato la sua libertà al di sopra delle sue forze, contemplando il miracolo, il mistero e l’autorità! Il suo sguardo penetrante ha rotto la durezza del suo cuore e l’ha allargata verso l’orizzonte di speranza.
IV Domenica di Quaresima: 2 marzo 2008
Poco prima di ricorrere alle parabole, Gesù lodava il Padre per aver rivelato ai piccoli i misteri del regno. Sotto lo sguardo di Cristo, luce del mondo, gli uomini prendono posizione per o contro di lui. Alcuni pretendono di vedere e di sapere, ma sono attaccati alle loro vedute umane misurano le opere del divino col metro della loro conoscenza; se rifiutano di credere, altro non potranno constatare che : “Costui non sappiamo di dove sia”. Il cieco guarito sa una cosa soltanto: chi gli aperto gli occhi viene da Dio. La vita cristiana è un lungo catecumenato: una lenta crescita, attraverso il chiaroscuro di questo mondo, della luce ricevuta e intravista, fino a che risplenderà il giorno del Cristo.
Guariti, potremo finalmente prostrarci a lui!
V Domenica di Quaresima: 9 marzo 2008
Il risveglio di Lazzaro è il segno per eccellenza: Gesù penetra nel paese della morte. Di fronte alla tomba Gesù è turbato, piange, sa quello che lo aspetta. Gesù è più vivo che mai, vivo e capace di dare la vita a coloro che ama; a tutti quelli che hanno paura di rischiare la vita o che la custodiscono gelosamente. Credere in lui vuol dire bere alla sorgente della vita, mettersi in piedi liberandosi dalle bende sotto cui si stava irrigiditi per paura di essere vivi, e cominciare a produrre segni di vita intorno a sé.
Don Luigi Magnano
Il dono supremo dell’amore
Dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Pasqua
Domenica delle Palme: Un inno alla carità
È meglio non vivere piuttosto che non amare. Questo assioma trova una sua radicale manifestazione nella passione di Cristo, che ha amato da dare la sua vita per noi. Passiamo la vita cercando chi ci ami, che ci faccia sentire autentici e corretti! L’amore è la regola che riassume tutte le altre regole; giustifica tutti gli altri comandamenti; è il segreto, la perla preziosa della vita. Gesù muore, si spoglia anche della sua divinità fino alla croce. Aprendo la finestra della speranza sulla croce, egli stesso si lascia cadere nelle mani di Dio. Fiducioso si consegna al Padre; pregando combatte ogni dubbio e convalida la sua fiducia amorevole al Padre. Se Gesù eleva un inno alla carità anche per i suoi crocifissori, allora anche noi possiamo avere fiducia che, pur con il nostro peccato e con il nostro rifiuto, siamo accolti ed amati. Se Gesù ha preso così sul serio il suo amore per noi, allora la nostra vita ha un valore infinito; se Gesù non ha mollato la sua fiducia al Padre, allora la fede che ora sentiamo, fosse anche piccola, può portarci nelle mani misericordiose di Dio, e la nostra morte, le nostre piccole morti quotidiane, diventano un passaggio a nuova via.
Lunedì Santo: L’amore è pazienza
La pazienza è l’atteggiamento consueto dell’amore: attendere con calma, senza alcuna fretta, sapendo che – ad un certo punto – esso potrà manifestarsi. L’amore è pronto per svolgere la propria opera al momento opportuno e così aspetta con calma e tranquillità. L’amore è paziente perché sopporta tutto; crede in tutto; attende tutto, giacché esso sa comprendere. Simone di Cirene si lascia coinvolgere in questa esperienza dell’amore paziente. Presta al debole la sua forza e libera colui che è senza forze dal peso della croce. Egli si occupa di Gesù e da lui è trasformato. Diventa coraggioso, protagonista, sceglie, si eleva alla dignità di testimone del Cristo, uscendo dal sepolcro del gregariato e del disinteresse.
Martedì Santo: L’amore è bontà
Bontà, amore attivo. Gesù ha trascorso gran parte della sua vita terrena, cercando di dimostrare la bontà verso il prossimo. Egli non tralascia di essere affettuoso con il prossimo. Soltanto una cosa è più importante della felicità: la santità. Rendere felici gli altri, essere buoni con gli altri, rientra nelle nostre possibilità; è una grande opportunità che abbiamo e non costa pressoché nulla. La felicità non è un bene che si moltiplica in cattività, è soltanto seminando felicità che riusciremo ad accrescere la nostra quota e a volare in alto. Il mondo ha bisogno di ciò…i giovani necessitano di persone buone al loro fianco, che siano disposti a “compromettersi” per loro e con loro. Lo sguardo d’amore della Veronica è più forte dello sguardo curioso degli spettatori e degli occhi ostili dei soldati. Veronica porge a Gesù il suo sudario: gli offre un servizio d’amore, tergendo il suo volto dal sudore e dal sangue; offre un segno che l’amore è più forte del rancore, che si oppone al potere dell’orgoglio e vince la presunzione e l’egoismo, supera i confini del rifiuto e vince la morte.
Mercoledì Santo: L’amore non arde di gelosia
L’amore non è invidioso, ma vince in generosità. Ardere di gelosia significa amare in competizione con l’amore degli altri. Sforzarsi di amare di più. Dare il meglio di noi stessi, fare la nostra parte non ci conduce all’invidia qualora altri possano fare meglio di noi, ma all’apprezzamento, alla condivisione, all’emulazione. L’invidia è un’espressione che distrugge le componenti migliori delle persone che ci stanno accanto; è il sentimento più brutto che il cuore umano possa sperimentare. Concentriamo le nostre forze sull’amore. Dalla compassione alla conversione, per seguire il Signore. Come le donne di Gerusalemme, dobbiamo soffermarci su noi stessi per vedere se stiamo percorrendo la strada giusta. Gesù percorre la strada della fiducia perché si sa nelle mani di Dio…non è invece sicuro che noi percorriamo la medesima strada con animo fiducioso…la via crucis di Gesù ci mette di fronte la nostra via crucis: scuote le nostre sicurezze, ci porta ad accogliere il nostro destino, ci risuscita per la vita eterna e per la salvezza.
Giovedì Santo: L’amore è gentile
La gentilezza è l’amore tra gli uomini, l’amore nella società. Tanti pensano che la gentilezza sia un sentimento superfluo. Non è vero: esso è il sentimento che si manifesta nelle piccole cose. L’amore non sa essere sconveniente o aggressivo, o comportarsi in maniera inopportuna. Chi possiede una riserva di amore nel cuore, agisce sempre nel modo giusto; non è villano e non è prigioniero dei propri sentimenti. La nobiltà dell’amore sta nell’agire in maniera degna. Di fronte a noi stanno nella loro nobiltà Giuseppe di Arimatea e Nicodemo. Seppelliscono le loro delusioni, le loro paure, le loro ferite e i loro bisogni. Mettiamo tutto nel sepolcro, anche la nostra stessa vita, certi nella speranza che nel sepolcro di Cristo tutto sarà sanato e trasformato. Il Gesù che giace nel sepolcro, ci invita a scendere nel sepolcro della nostra paura, della nostra tristezza, della nostra autocommiserazione. Cristo nel sepolcro è solo con i soli. Nei sepolcri della nostra vita, Cristo è venuto ad abitare, a trasformare e a superare ogni nostra solitudine, circondandola con la sua amabilità e amorevolezza.
Venerdì Santo: L’amore non ricerca se stesso
L’amore non persegue il proprio interesse e non cerca ciò che gli appartiene. Chi ama arriva ad ignorare l’esistenza di qualsiasi ricompensa. Le cose non possono essere più grandi di loro stesse. L’unica grandezza esistente risiede nella dedizione offerta dall’amore. Il fardello dell’amore è leggero, esso è il modo di affrontare la propria vita; l’amore che non cerca ricompense è capace di colmare ogni tempo di vita con la sua stessa luce. L’amore realizza se stesso e noi, nella donazione. La vera realizzazione è dare e servire. Chi vuole essere felice deve affidare all’amore il proprio incontro con la vita, il resto non ha importanza. Gesù realizza se stesso portando la croce per noi che cerchiamo di evitarla, allontanandola dalla nostra vita. se noi guardiamo a Gesù che prende su di sé la propria croce, allora anche in noi può crescere la fiducia e la speranza che essa abbia un senso, che il sì alla nostra croce diventi benedizione anche per gli altri, perché essa ci tocca. Cristo muore per te!!!
Sabato Santo: L’amore gioisce della verità
Chi sa amare, ama la verità quanto il suo prossimo. E gioisce per la verità, che non è certo quella che gli hanno insegnato. Non è la verità delle dottrine né appartiene ad alcuno. Il credente gioisce nella verità: la ricerca con la mente serena, umile, senza preconcetti e intolleranze e finisce per essere soddisfatto di ciò che incontra. Forse la parola “sincerità” non è quella più appropriata per illustrare questa qualità dell’amore, ma non ne trovo un’altra. Non parliamo della sincerità che umilia il prossimo, che sfrutta l’errore altrui per mostrare la bontà di chi parla…quello che è giudizio! Il vero amore non consiste nel dichiarare agli altri le loro debolezze, ma accompagnare il nostro prossimo a migliorarle. Per la fede che noi professiamo e nella quale speriamo, ecco l’annunzio pasquale, più vero: Gesù risorge da morte…stanotte risorge per me!
Egli sorge dal sepolcro perché noi troviamo il coraggio per uscire fuori dai sepolcri della nostra paura e della nostra tristezza, della nostra rassegnazione e della nostra autocommiserazione. Risorgere significa alzarsi e osare la vita. Credere nella risurrezione significa che non c’è alcuna pietra che possa bloccarci, che ogni pietra che ci impedisce di amare può essere divelta: sorgere per la vita, sorgere nella vita, sorgere in Dio, nel Dio della vita.
PASQUA DI RESURREZIONE
Dio è con te. Non dimenticarlo mai. Egli ti ama, è con te e non ti abbandonerà mai. Se tu sei fedele a Dio e lo ami, tutto contribuirà al tuo bene. Se ami Cristo ami il suo corpo, ami la sua Chiesa. Rimanere nell'amore del Signore, che ci avvolge ogni momento, non con l'atteggiamento sollecito del fare, ma con la fedeltà dello "stare". Stare davanti al Signore, per essere suoi strumenti.
La promessa della trasformazione in Cristo accende la speranza non di qualcosa, ma di Qualcuno. Per essere trasformati seriamente in Cristo, non possiamo vivere di riserve spirituali accumulate nel tempo: dobbiamo chiedere al Signore di vincere la nostra incredulità. La nostra fede ha bisogno di essere purificata e di passare per il crogiolo, altrimenti non è fede, ma è emozione del Signore. La cecità non è dovuta solo alla povertà della nostra fede, ma anche all'impurità del nostro cuore, entro il quale con difficoltà entra Cristo, anche se facilmente con la mente e con le labbra lo affermiamo, ma poi la vita dimostra tutt'altro!
Gridate al Signore: non c'è presunzione nel grido al Signore, esso è soltanto un tentativo di fedeltà alla chiamata che Egli ha donato ad ognuno di noi, ad essere partecipi del suo banchetto. Il Signore vi ha scelto per essere custodi gelosi del dono della fede. Soltanto nella luce della fede poSsiamo comprendere sino in fondo le esigenze del comandamento nuovo che il Signore ci ha lasciato e che ci chiede di vivere per essere realmente trasformati in Lui. Chiediamo al Signore di scoprire o di riscoprire la nostra fede. Abbiamo bisogno di vedere la nostra storia come capolavoro della provvidenza umana.
BUONA PASQUA!!!