“NON E’ VENUTO PER FARSI SERVIRE, MA PER SERVIRE”

Sacerdoti, religiosi e laici delle diocesi di tutta Italia, rappresentanti di movimenti ed associazioni, circa cinquecento i delegati che si sono ritrovati a Metaponto, in Basilicata, dal 21 al 25 ottobre all’XI Convegno Nazionale di Pastorale Giovanile per discutere sulla proposta alle nuove generazioni di cammini quotidiani innestati nelle parrocchie e nelle diocesi. Accolti dal benvenuto di Mons Salvatore Ligorio, arcivescovo di Matera-Irsina, che dopo aver cenato in mezzo ai presenti, ha rivolto a tutti un saluto ufficiale esprimendo un sentito ringraziamento perché il convegno ha donato “alle popolazioni della Basilicata, non avvezze agli eventi importanti, un respiro di speranza e di universalità”, i lavori hanno avuto inizio solo giovedì 22 con la presentazione del tema da parte di Mons Mariano Crociata, segretario generale della CEI. Invitando i presenti, in primo tempo ad essere, e in secondo tempo a formare, educatori credibili e coerenti, il segretario ha affermato: “Ogni progetto pastorale ha bisogno di una dimensione spirituale, di un anima senza la quale tutto si riduce a sterile attivismo. La proposta cristiana non è una carezza illusoria, un discorso sentimentale, indulgentemente comprensivo, quasi complice di tante debolezze compiaciute. Essa è una proposta esigente non per costrizione o per dovere, ma per forza d’amore che brucia dall’interno, è la radicalità dell’annuncio cristiano”. Quello spirito di servizio che deve trovare nutrimento nella comunità cristiana, perché come illustrato da Mons Angelo Spinillo, vescovo di Teggiano Policastro e delegato per la pastorale giovanile della Conferenza Episcopale Campana: “Servire significa ascoltare, mostrare disponibilità nel modificare sé stesso, nel cambiare verso il nuovo, avere grande fiducia nell’altro che parla, modellarsi senza sottomettersi e senza sentirsi potenti” e come “la parrocchia deve essere un’unità data dall’unione della chiesa di pietra, della casa e del cuore del parroco, delle case e del cuore dei parrocchiani”. Ma le emozioni non sono ancora terminate e nel pomeriggio i partecipanti, accompagnati dai giovani del servizio diocesano locale, hanno potuto visitare, a piccoli gruppi, la città dei Sassi e partecipare ad una vivace e intensa preghiera “The Passion of the Christ” che ha visto utilizzare alcuni spezzoni del celebre film di Mel Gibson girato proprio a Matera. Con il nuovo giorno, il 23, il Convegno apre i battenti con una comunicazione inerente “Caritas, giovani ed emergenza terremoto in Abruzzo” ma presto diviene più operativo. Dai laboratori dai svariati temi “Giovani, comunità cristiana e: -oratorio, -giovani non credenti, -dipendenze, -servizio ai poveri, -malati, -mondialità, -cultura e arte, -massmedia, -sport, -immigrazione, -scuola media, -scuola superiore, -università, -lavoro, -centri di formazione professionale, -politica”, all’ “incontri a 3 fra diocesi” del nord, centro e sud dell’Italia. Tante distanze per un'unica Parola perché ricorda Mons Pietro Santoro, vescovo di Avezzano, la “parola del Signore è proposta, dialogo, desiderio e nostalgia dell’infinito, adatta al tempo odierno e a qualsiasi territorio”. Quale quindi il ruolo della Comunità cristiana al servizio dell’educazione, della crescita e dell’evangelizzazione dei giovani? “Per esser buoni educatori- spiega il prof Miano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica- bisogna esser validi testimoni di se stessi, -saper dedicare tempo all’ascolto del giovane che ne ha bisogno, -aver la vocazione di far il proprio dovere con gioia profonda, -aver la responsabilità di ciò che si fa perché si ha soprattutto la responsabilità di formare nuovi giovani, -viver il messaggio nei propri ambienti di vita quotidiana.” Un percorso difficile ma assistito dalla presenza dello Spirito Santo perché sottolinea Mons Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, vice presidente CEI nonché presidente della Conferenza Episcopale della Basilicata, nell’Eucarestia celebrata: “noi non percorriamo mai da soli il cammino della vita, tutti noi educatori dobbiamo fidarci dell’opera dello Spirito Santo considerandolo protagonista sia della nostra esistenza sia del nostro servizio educativo.” Uniti dalla Parola e dalla spirito, in una logica di comunione con la Chiesa universale, sabato pomeriggio i delegati sono stati divisi nelle sei diocesi della regione per essere accolti dai rispettivi servizi diocesani di Pastorale Giovanile, con una veglia di preghiera, comune per tutti, dal titolo “Ali e radici”. A tirare le conclusioni del dibattito, Mons Giuseppe Anfossi, vescovo di Aosta, presidente della commissione episcopale CEI per la famiglia e la vita che ha commentato: “Oggi la nostra società non induce i giovani ad assumersi responsabilità in relazione alla loro crescita, d’altra parte gli adulti non sono testimoni dei valori che hanno permesso loro di creare una famiglia. In un tempo particolare, le differenze sono tante tra parrocchie del Nord e del Sud, e quest’ultimo vive una stagione migliore con maggiore motivazione dei sacerdoti”. Ma quale l’anello mancante dove intervenire? “E’ proprio il mondo del lavoro-continua Anfossi- che riceve scarsa attenzione, vi è poca esperienza del lavoro, è necessario che in ogni parrocchia vi sia una persona in grado di esprimere un’opinione sul lavoro, capace di far recuperare quegli aspetti del mondo lavorativo che abbiamo smarrito. Ci lamentiamo che i giovani non hanno lavoro ma la Chiesa poco se ne occupa. Ed è in questo percorso che si inserisce il ruolo attivo che devono avere i giovani mentre i sacerdoti devono imparare ad avere rapporti alla pari con gli stessi giovani attivi nella parrocchia.” Si chiude così il sipario del XI Convegno con l’augurio di Don Nicolò Anselmi, responsabile del Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile della CEI, che ognuno, tornando nelle proprie realtà, porti con sé gli insegnamenti ricevuti, i confronti dei gruppi di studio, le discussioni dei laboratori, tutto quanto per cercare di comprendere quali cambiamenti e quali novità apportare alla chiesa per farne una comunità missionaria e aperta ai giovani. L’incontro nazionale: un esperienza sempre nuova… Nel 2004 avevo già partecipato al convegno nazionale di Monopoli, e pensavo di sapere cosa mi attendeva, cosa avrei potuto riportare a casa e restituire agli altri. In realtà mi sbagliavo, ogni convegno è diverso, ogni volta c’è sempre qualcosa di nuovo e di bello che il Signore ci regala. A Metaponto ero delegato per il nostro servizio diocesano di pastorale giovanile e delegato laico per la commissione di pastorale giovanile della conferenza episcopale Piemonte-Valle d’Aosta. Come delegato laico regionale sono stato messo a condurre un laboratorio e coordinare un gruppo sperimentando così cosa significa mettersi al servizio. Questi momenti particolari e personalmente interessanti, numerose nuove conoscenze e relazioni interpersonali, celebrazioni liturgiche, e tanti altri hanno reso indimenticabile questo convegno. Non potendoli raccontare tutti ho scelto di scrivere alcune brevi righe su due momenti innovativi: l’incontro a 3 fra diocesi e la visita alle diocesi locali. Incontro a 3 fra diocesi: Biella, Fabriano, Tursi-Lagonegro. Questo incontro di riflessione sulla situazione nelle tre diocesi di ugual numero di fedeli è stato reso speciale anche dall’effettuazione avvenuta di fronte al mar Ionio con un timido sole. Il nostro gruppo è risultato composto da due giovani laici di Fabriano, da un giovanissimo sacerdote e da due ragazzi(uno, diciottenne, era volontario al convegno) della diocesi di Tursi-Lagonegro, e da me. Nel condivider le realtà territoriali più agiate per Fabriano (poca estensione) e meno per Biella e Tursi che per via della loro estensione sono organizzate in zone si è anche ragionato sul fatto che gli eventi diocesani devono esser modellati e di volta in volta, come ha detto Francesca di Tursi, “localizzati nelle diverse aree per far sentir tutti centro della diocesi”. Pur con la distanza spaziale tra le diverse diocesi, e la diversa composizione delle commissioni diocesane, le attività realizzate sono comuni e più o meno condotte con gli stessi metodi. È stato messo anche in rilievo che Fabriano ha sviluppato una buona esperienza di pastorale nelle scuole e per i giovani dopo il compimento della maggior età. Mentre invece la diocesi di Tursi Lagonegro ha, anche per ragioni culturali, sviluppato una pastorale giovanile rivolta soprattutto alla fascia entro i 18 anni di età perché poi con l’inizio dell’università i giovani lasciano le loro case per andar lontano e farvi ritorno soltanto per le feste. Un progetto particolare per far si che i giovani possano vivere l’oratorio e la parrocchia come casa accogliente, è la realizzazione di diversi e numerosi spettacoli teatrali coinvolgenti tutti i giovani. “Ali e radici”. Il venerdì pomeriggio sono salito sul pullman numero 6 assegnatomi dalla segreteria con destinazione ignota. Era quello il momento del viaggio nelle 6 diocesi della Basilicata, ciascuno di noi andava in una e li vi restava fino al ritorno serale. Quando il bus parte una voce amica della segreteria informa che la nostra destinazione sarebbe stata la diocesi di Melfi-Rampolla-Venosa, ed ecco che all’improvviso in me ed in molti altri delegati scende un po’ di sconforto perché saremmo stati costretti a trascorrere 4ore e mezza delle 10 ore libere in viaggio in quanto il tragitto che noi dovevamo percorrere era il più lungo di tutti. Ma poi senza troppa fatica lo sconforto ha ceduto il posto alla voglia di amicizia, di scambi di idee e di clima di festa che si è instaurato tra tutti i presenti, religiosi e laici. Tantè che neanche la pioggia e la nebbia, eravamo partiti col sole, che abbiamo trovato al nostro arrivo a Melfi ci hanno tolto il sorriso dalle labbra. Qui accompagnati dai giovani del servizio diocesano abbiamo visitato il centro città, a dire il vero abbiamo lavorato molto con l’immaginazione, il duomo e poi abbiamo fatto una visita guidata del castello e del suo museo. Dopo un momento conviviale siamo stati accolti in vescovado da Mons Gianfranco Todisco il quale ha personalmente scambiato due parole con ciascuno di noi, e nella sala degli stemmi abbiamo fatto il momento di preghiera insieme ai giovani diocesani e di azione cattolica. Questo momento di preghiera, comune in tutte le diocesi ospitanti, dal titolo “Ali e radici”, partendo dall’omonima canzone di Eros Ramazzotti faceva riflettere sulla necessità di avere radici profonde per fare scelte salde, ma allo stesso tempo avere ali d’aquila per volare più in alto. Mentre nelle altre diocesi i vescovi hanno fatto una breve riflessione durante la preghiera, e tra queste particolarmente interessante trovo quella fatta a Policoro dal vescovo di Tursi Lagonegro, Mons Francesco Nolè che affermava: “Noi adulti abbiamo un debito verso voi giovani, spesso non siamo stati capaci di dirvi la verità, quella verità che sta nel fare la volontà di Dio per essere felici. Ed è così che non vi abbiamo condotto a scelte decise per vivere secondo lo Spirito, piuttosto voi giovani vi ritrovate a vivere nel disinteresse. Ma come fu detto da Giovanni Paolo II, non abbiate paura perché l’essere giovani è una malattia che passa presto e allora vi ritroverete a fare scelte più complesse. Non abbiate paura di soffrire perché le prove che noi viviamo sono piccole potature perché la nostra pianta porti più frutto”. Il vescovo di Melfi dicendo che di prediche di vescovi e sacerdoti ne avevamo sentite tante cedeva la parola a due giovani scelti di sorpresa per sentire cosa scaturiva in loro dalla preghiera. Il caso ha voluto che io sia stato il primo selezionato, e mosso dal clima spirituale che si era creato ho fatto questa riflessione: “Essere nella splendida città che ci ha accolti, immersi nella nebbia e circondati dai volonterosi giovani locali, ha fatto sentire me e molti altri del gruppo, provenienti come me dalla pianura padana, a casa. Quella stessa casa e famiglia su cui noi abbiamo fondato le nostre radici come persone e come educatori cristiani. Proprio perché la casa non è solo le mura domestiche ma tutti quei luoghi in cui ci sentiamo amati e a nostra volta amiamo qualcuno.Come ci insegna questo convegno, non dobbiamo però restar fermi nel nostro benessere, ma dobbiamo anche esser testimoni e quindi, quando pronti, sbattere le ali e spiccare il volo verso quella strada missionaria che ci porterà verso i nostri fratelli. Questa strada alcuni di noi l’hanno già intrapresa, e come potete vedere non si è mai da soli né autosufficienti, si ha sempre bisogno di aiuto”. L’altra persona che è poi stata scelta per parlare, è stata Giorgio del servizio di pastorale giovanile di Roma che non ripetendosi ha fatto una riflessione sul senso dello spiccare il volo e sul perché noi si debba esser missionari. Tanta preghiera toccante e coinvolgente che sulla lunga strada del ritorno ha dato origine a nuovi confronti e dialoghi.

Inserito il: 2009-11-04
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