“Dico”: per l’Azione Cattolica provvedimento non prioritario.

Occorrono interventi legislativi a favore delle famiglie

 

L’Azione Cattolica Italiana esprime, come parte integrante della propria organica partecipazione alla missione della Chiesa e del proprio contributo alla vita del Paese, l’impegno convinto e positivo a favore della vita e della famiglia. Tale impegno è volto ad accreditare culturalmente il valore antropologico della famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, di cui anche la nostra Costituzione riconosce i legittimi diritti, in quanto patrimonio irrinunciabile e fonte di relazioni umane (coniugali, parentali e fraterne) primarie e liberanti, e – a un livello diverso – ad onorare coerentemente, in quanto cristiani, la dignità sacramentale del matrimonio, che genera una comunità familiare abitata da un amore infinito.

 

Tale impegno si manifesta non solo attraverso un contributo di partecipazione e sostegno ad organismi e associazioni specificamente dedicati a questi temi, ma anche promuovendo direttamente iniziative, approfondimenti, prese di posizione e sussidi che entrano a fare parte dei nostri cammini formativi ordinari. In questa prospettiva s’inserisce, tra l’altro, anche il prossimo convegno nazionale delle presidenze diocesane dell’associazione, sul tema: “Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione” (Roma, 27-30 aprile 2007).

 

Siamo all’indomani dell’approvazione, da parte del Consiglio del Ministri, del disegno di legge sui “Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi”. Riteniamo si tratti di un provvedimento non prioritario nell’agenda politica nazionale. È tempo, piuttosto, che si proceda agli interventi legislativi di cui hanno realmente bisogno le famiglie italiane, ovvero politiche sociali, fiscali, del lavoro e della previdenza esplicitamente mirate alla loro promozione e tutela, messa pericolosamente in discussione dalle dinamiche che governano la nostra società.

 

Pur riconoscendo l’impegno di chi ha operato per migliorare proposte precedenti, il testo inviato alle Camere suscita gravi preoccupazioni per le conseguenze che potranno prodursi sulla vita sociale, culturale e civile del nostro Paese. Tali conseguenze, oltre ad indebolire l’istituto del matrimonio, espongono le giovani generazioni al pericolo di una ambigua equiparazione tra forme di relazioni affettive radicalmente diverse. Questo ci spinge a un lavoro ancora maggiore di approfondimento e formazione, per una testimonianza sempre più coerente della vita familiare nella sua “unicità irripetibile” (Benedetto XVI) e nel suo profondo valore antropologico. Auspichiamo che questo valore sia riferimento costante per i parlamentari che parteciperanno all’iter legislativo che accompagnerà il ddl.

Su questi temi il nostro Paese non ha bisogno di scontri, ma di un dibattito pubblico serio ed aperto, sottratto a semplificazioni e irrigidimenti ideologici, in modo tale che tutti i cittadini siano messi in condizione di comprendere la reale posta in gioco, nell’orizzonte di un’autentica cultura del bene comune.

Roma, 9 febbraio 2007