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ASPETTI ETICI
NELL’EDUCAZIONE ALL’AFFETTIVITÀ
DEGLI ADOLESCENTI
A cura di don Massimo Lovera
· Premessa:
Considerato il fatto che tema del nostro incontro è l’educazione morale degli adolescenti nel campo affettivo-sessuale, vi propongo le domande che mi hanno rivolto dei miei alunni tra i 15 e 18 anni ai quali ho chiesto di esprimersi in merito a questo argomento. Ecco una sintesi:
1. Per quale motivo il sesso è sempre considerato come un tabù ed è difficile trattarne in scioltezza?
2. Perché così tanta moralità posta dietro ad un atto naturale qual è il rapporto sessuale?
3. Ormai noi giovanissimi siamo più informati dei genitori. Sono i genitori che dovrebbero fare domande ai figli.
4. Come si fa a capire qual è il “momento giusto” per un rapporto sessuale? Lo si deve raccontare ai genitori?
5. Che emozione si prova durante un rapporto sessuale?
6. Si può avere un rapporto senza amore?
7. E’vero che i ragazzi hanno un solo ed unico interesse?
8. Il sesso alla nostra età è una moda, uno sfogo o un sentimento più profondo?
9. Come faccio a convincere una ragazza ad avere dei rapporti sessuali con me?
10. Perché, secondo la Chiesa, il rapporto prematrimoniale mina le basi del matrimonio? E, quindi, come si può mantenere un fidanzamento casto?
11. Per quale motivo la Chiesa considera l’atto sessuale al di fuori del matrimonio un peccato? Perché il preservativo è considerato un male, quando può evitare molti aborti? Perché la Chiesa si schiera contro l’una e l’altra cosa e non mira ad educare?
12. Riguardo a quei genitori o educatori che ammiccano o tacciono su questo tema credo che sia meglio tacere, dando spazio al giovane di imparare da solo; se consigliati si può essere mal indirizzati.
Qualche osservazione
a) Si nota immediatamente una confusione di linguaggio che riflette il modo ormai imperante di pensare: il piacere immediato ad un prezzo conveniente, il cosiddetto “mordi e fuggi”, scambiando l’affettività/sessualità con la genitalità. Ma la persona non è solo la sua genitalità!
b) Emerge una difficoltà nell’affrontare in modo chiaro e sereno il tema di cui stiamo parlando. C’è una certa reticenza nei confronti dei genitori e degli educatori. Questo deve farci riflettere in merito al nostro atteggiamento di educatori: quale strada scegliamo nell’educazione morale degli adolescenti? Il silenzio, la superficialità, l’ammiccamento, oppure una testimonianza nutrita di esempio ma anche di coraggio nel chiamare onestamente determinati valori con il loro nome?
c) La morale è intesa perlopiù come “moralità”, cioè in senso negativo, proibizionista (vedi la concezione della Chiesa). Morale vuol dire per la maggior parte degli adolescenti una serie di “no incontestabili”. Ecco perché è fondamentale sempre più parlare di educazione morale, abbandonando inutili e catastrofici moralismi che perlopiù inducono a “trasgredire”.
d) Accanto, però, a questa concezione negativa emergono degli interrogativi profondi proprio legati al “mondo dei valori” . Interrogativi ai quali un educatore non può non dare una risposta convincente e significativa… altrimenti ci pensano altri a darle (gli amici , i mass-media, internet)!
· L’adolescente e l’educazione morale
Anzitutto occorre intendersi sul termine “etica/morale.” (vedasi la scheda)
Due punti di partenza fondamentali:
* far comprendere agli adolescenti (ma anche ai giovani/adulti) che ogni persona è un essere libero ( e il concetto di libertà è molto amato dagli adolescenti) che è chiamato a fare delle scelte. La vita dell’uomo è continuamente una scelta; non c’è azione che si compia che non sia una scelta tra tante possibilità. E anche quando si è “costretti a fare delle cose”, il modo di metterle in pratica è sempre personale, unico, irripetibile. Per poter scegliere è necessario avere una scala di valori”, ossia dei punti di riferimento saldi e chiari che permettono all’individuo di costruirsi poco per volta. La morale, infatti, non è una serie di precetti negativi (non si deve fare!) o di leggi dissuasive (se sbagli, paghi o vieni punito!), ma è l’arte del farsi secondo quei valori oggettivi ( e dunque che mirano al bene della persona e della vita) insegnati e testimoniati da genitori ed educatori che attingono dalle fonti dell’esperienza umana e – particolarmente per i cristiani- del Vangelo;
** non c’è persona che non viva a partire da un’etica, da una morale, che non abbia cioè qualcosa che considera buono, giusto,vero e bello.
La morale dunque non è moralismo o moralità che vuole ingabbiare il soggetto ma è la strada attraverso cui l’uomo realizza il proprio desiderio di felicità. Inoltre la morale intende sempre promuovere il bene integrale della persona, stupenda unità tra anima e corpo. Pensate che cosa vuol dire ciò nel campo dell’affettività/sessualità: la propria persona non può identificarsi solamente con una parte del proprio corpo. L’atto sessuale soddisfa in modo immediato il desiderio, le pulsioni, ma non colma la sete di felicità che è insita nel cuore di ciascuno.
Quante volte l’adolescente scambia quel gesto con l’amore! L’amore è un donarsi con tutto se stessi, con tutta la propria persona e non un possedere! Provate a chiedere ad un adolescente se è felice quando si sente un oggetto di qualcun altro o i suoi sentimenti vengono ridotti a mera corporeità.
Per quanto riguarda lo sviluppo morale, l’adolescenza è caratterizzata da quel processo di emancipazione (già iniziato nella preadolescenza) dalla figura dei genitori. Questo processo innesca spesso un fenomeno di disaffezione o di rifiuto nei confronti dei valori umani e cristiani imparati in famiglia.
L’adolescente tende generalmente ad identificarsi e ad essere fedele al gruppo degli amici o a cercare figure di adulti affascinanti e riusciti (quanto sono importanti gli educatori!). E’ alla ricerca della propria autonomia, “alla ricerca del suo vero se stesso che egli deve insieme scoprire, progettare in libertà e realizzare con coerenza e costanza” (Guido Gatti).
L’adolescente tende ad esaurire le sue giornate in esperienze brevi, in rapporti ristretti, vissuti con “stile nomade”.
Il mondo dell’adolescente è specchio di quella situazione attuale tipica dell’età postmoderna, caratterizzata da relativismo e da individualismo, che il sociologo Z. Bauman definisce come “ inedita fluidità, fragilità e intrinseca transitorietà che caratterizza tutti i tipi di legame sociale che solo fino a poche decine di anni fa si coagulavano in una duratura, affidabile cornice entro la quale era possibile tessere con sicurezza una rete di interazioni umane” (p.126 Z.Bauman, L’amore liquido).
Nel proprio comportamento sessuale l’adolescente anticipa gesti ed esperienze tipiche della sessualità adulta, ma lo fa soprattutto per imitazione, mimando i modelli proposti senza alcuna remora dalla cultura dominante e dai mass-media, che purtroppo diventano nella maggior parte dei casi veicoli di messaggi distorti sulla sessualità che viene interpretata come ricerca di prestazione, di piacere e non possibilità di esprimere veramente l’amore inteso come dono unico e assoluto di tutta la persona.
In questo contesto socio-culturale è fondamentale che l’educatore si sforzi di far capire che la sessualità ha in sé un significato molto positivo e che non può essere ridotta all’atto sessuale. La grande sfida è quella di far comprendere all’adolescente che la sessualità è il modo di essere persona, il modo bello con il quale ciascuno può farsi dono che edifica e vuole davvero il bene e la felicità dell’altro.
· L’adolescente e l’educatore
Nell’età dell’adolescenza possono esserci dei momenti nei quali il volersi emancipare dalla famiglia e dal mondo degli adulti porta il ragazzo a delle posizioni estreme di rifiuto e di apparente impermeabilità agli insegnamenti degli educatori.
Nonostante si possano creare spesso queste situazioni, è importante tenere presente che l’adolescente “guarda sempre agli adulti come a esperti di vita, li interroga, magari tacitamente, mettendo impietosamente a prova la loro coerenza, impara dalla loro vita oltre e più che dalle loro parole.
L’adulto trasmette solo i valori in cui crede veramente, che hanno, in qualche modo, preso possesso della sua vita.
Ogni educatore nel senso più vasto della parola dovrebbe continuamente domandarsi se applica a se stesso e nella sua vita, nel modo migliore possibile e con il massimo possibile di coscienziosità, ciò che egli insegna agli altri.
L’educatore cristiano e la comunità educativa cristiana non si limitano ad insegnare verità teoriche, rispetto a cui essi siano neutrali; testimoniano umilmente ma coraggiosamente il vale la pena su cui fondano il loro impegno morale” (Guido Gatti).
In conclusione alcuni suggerimenti per l’educazione morale degli adolescenti:
v Passione educativa che promuove il protagonismo adolescenziale guidandolo nei binari di quei valori umani e cristiani che permettano di scoprire la bellezza della persona e della vita;
v Pazienza fiduciosa “che tutto ciò che è stato seminato a suo tempo germoglierà e fiorirà”( l’educazione ai valori ha inizio non nel tempo dell’adolescenza, ma in quello dell’infanzia e della fanciullezza). Come afferma un sacerdote, il tempo ci è amico e proprio per questo dà modo ai ragazzi di percorrere il loro cammino di maturazione in modo armonico e responsabile.
v Perseveranza educativa che, senza rinunciare ad una ferma ed autorevole testimonianza di valori umani e cristiani, crea un clima di accoglienza e di serenità grazie al quale l’adolescente percepisce quei valori non come imposizione ma come sostegno e saldo punto di riferimento non solo nell’ambito dell’affettività, ma in ogni campo che riguarda la sua esistenza di futuro uomo maturo.
Castità prematrimoniale: perchè sì?
La Chiesa si ostina a proporla. Molti giovani non la capiscono. È ancora
possibile spiegare le ragioni ed i vantaggi della castità
prematrimoniale? Ecco che cosa dire. Anche a chi non crede.
Un giovane e una giovane si conoscono, si frequentano, si vogliono bene. Scoprono di desiderare una vita insieme e, magari, stabiliscono che un giorno diventeranno solennemente e pubblicamente marito e moglie. Un periodo di tempo - più o meno lungo - li separa dal momento in cui, salvo ripensamenti, si uniranno in matrimonio. Come vivere questa particolarissima stagione della vita che è il fidanzamento? Secondo la mentalità corrente, nulla di più normale che quei giovani si comportino come se fossero già sposati.
Nell'insegnamento della Chiesa, invece, soltanto il matrimonio rende lecito il rapporto sessuale tra l'uomo e la donna. Si tratta di un conflitto acutissimo tra il senso comune dei contemporanei e il Magistero petrino; il divieto dei cosiddetti "rapporti prematrimoniali" rischia di risuonare sempre meno ascoltato e compreso, al punto da suscitare perfino nei pastori la tentazione alto scoraggiamento. Non è raro ascoltare il "lamento" di qualche parroco: "Dissuadere i fidanzati dai rapporti prematrimoniali? Figuriamoci, inutile perfino parlarne, non ci capiscono".
Che fare, dunque?
C'è un significato profondamente umano di questo insegnamento che, ininterrottamente e ostinatamente, la Chiesa affida agli uomini di ogni tempo. Bisogna aiutare le persone a riscoprire che non si tratta di un'impuntatura moralistica - "devi fare così perché devi, perché te lo dico io" - né di un sacrificio imposto ai fidanzati per il gusto di mortificarli, né di una prescrizione formalistica. priva di qualsiasi giustificazione razionale.
Come sempre quando la Chiesa insegna una verità morale, la castità al di fuori del matrimonio ha un profondo significato antropologico: è proposta perché "fa bene" all'uomo, rispetta e promuove la sua più intima natura, lo aiuta a comprendere in profondità l'essenza del matrimonio.
Proveremo dunque a offrire alcuni argomenti "umani" che possano aiutare a riaprire gli occhi sulla bellezza di questa "fatica" richiesta ai fidanzati e a chiunque viva al di fuori del matrimonio. Un piccolo prontuario per ragionare sul fatto che il "bene" insegnato dal "Papa e dai preti"' alla fine, conviene. E che il sesso prematrimoniale è, in verità, "anti-matrimoniale".
1. Una prima constatazione di buon senso: il sesso unisce. Crea cioè subito tra gli amanti un'unione affettiva, psichica, emotiva, intima e speciale che nessun'altra relazione è in grado di eguagliare. Il sesso produce un legame, poiché il corpo parla un linguaggio che va anche al di là delle intenzioni coscienti del partner. Ora, poiché questo legame nasce più o meno consapevolmente ogni volta, più partner sessuali si hanno più il legame con ognuno si fa più debole. Il sesso prematrimoniale aumenta drammaticamente le chance di divorzio.
2. Saper aspettare irrobustisce il legame coniugale, perché il rapporto sessuale diviene qualcosa che i coniugi hanno condiviso solo l'uno con l'altro, dopo averlo desiderato senza soddisfano per un certo periodo. Un tempo che li ha visti cimentarsi (e cementarsi) in un impegno che implica aiuto reciproco, buona volontà "incrociata", crescita nella stima l'un per l'altro.
3. Il rapporto sessuale prematrimoniale determina un accecante "effetto valanga", poiché è così affettivamente forte da annebbiare la scelta della persona. lì fidanzamento è tempo di verifica della scelta, tant'è vero che si può ancora ripensarci. Ebbene, se il rapporto lascia insoddisfatti, porta a concludere che i due sono "incompatibili", mentre magari il matrimonio potrebbe dimostrare il contrario; se, viceversa, risulta soddisfacente, maschera effettive incompatibilità pronte ad esplodere dopo il matrimonio.
4. Esiste un nesso intrinseco fra il sesso e il rapporto stabile tra uomo e donna. Dunque è innaturale creare, attraverso il rapporto sessuale, un'intimità così forte per poi romperla. Ciò avverrà a prescindere dalle intenzioni delle persone: il significato oggettivo del sesso è intatti più importante - prevale - sul significato soggettivo. Il don Giovanni impenitente può credere soggettivamente che nessun rapporto è per lui realmente importante, ma non può evitare che ciascuno di quei rapporti lasci segni profondi nella struttura più intima della sua persona. C'è un fatto inequivocabile: l'effetto unitivo automatico del sesso.
5. A questo punto, un'obiezione classica consiste nell'ipotizzare che due ragazzi abbiano già deciso di sposarsi, e che solo un lasso temporale "organizzativo" (la casa, il lavoro, gli studi...) li separi dal matrimonio. Perché "rifiutarsi" quegli atti che, compiuti dopo le nozze, la Chiesa considera pienamente legittimi? L'errore del ragionamento sta nella premessa: anche in casi simili, il sesso avverrebbe al di fuori di una decisione di esclusività e permanenza. Soltanto il matrimonio è un punto dì non ritorno che cambia la vita. Soltanto il patto matrimoniale è così forte e inclusivo - come scrive il filosofo Fulvio Di Blasi - da giustificare, cioè rendere giusta di fronte a Dio e agli uomini anche l'unione corporea. La castità prematrimoniale è il percorso propedeutico alla comprensione della vera essenza del matrimonio. Non si può capire l'indissolubilità matrimoniale se si rifiuta ottusamente il valore della continenza prima delle nozze.
6. I fidanzati non hanno "il diritto" a possedersi carnalmente per la semplice ragione che ancora non si appartengono. Il sesso fuori dal matrimonio è quindi una specie di furto. Né vale a dissipare la colpa la tesi del sesso come "prova d'amore". L'amore non si prova. Ci si crede e lo si vive, responsabilmente. Provare una persona è ridurla a oggetto.
7. La convivenza "di fatto" è, in tal senso, l'abbaglio più clamoroso per le coppie moderne: infatti, esse pensano in questo modo di "provare" il matrimonio, mentre la convivenza è tutto fuorché una prova di matrimonio, poiché manca della responsabàlità di una vita altrui per tutta la vita, che è tipica solo della promessa matrimoniale. Come scrivono Aduro Cattaneo, Paolo Pugni e Franca Malagò, c'è una bella differenza tra coniuge e compagno: l'uno - da cum e iugum è colui con il quale divido il giogo; l'altro - da cum e panis - colui con il quale divido il pane. Un conto è condividere il pranzo - esperienza aperta ai più svariati incontri - e un conto è mettere in comune la sorte e tutto se stesso. L'amore dei conviventi è tutto tranne che libero; perché un amore libero da impegni è un controsenso. lì motto implicito di ogni convivenza è: "fin che dura".
8. Nonostante queste argomentazioni, resta oggi molto difficile convincere le persone che è meglio sforzarsi di aspettare la prima notte di nozze. Da un lato, gioca in senso contrario la pulsione degli istinti, che la modernità ha pensato di liquidare secondo le parole di Oscar Wilde: "L'unico modo di vincere le tentazioni è assecondarle". Ma c'è poi un motivo più profondo: i fatti della legge morale sono molto più evidenti nel lungo periodo. Può darsi che ad alcune generazioni possa sfuggire una verità morale. Ma di fronte al lungo cammino della storia, la verità si impone: una società non casta è ricca di divorzi e povera di figli.
9. Che cosa dire ai giovani che abbiano fatto esperienza della caduta nel cammino verso il matrimonio? Di solito c'è una tacita convinzione - magari avallata dall'arrendevolezza degli educatori - secondo la quale non è possibile "invertire la rotta" una volta che due fidanzati vivano, sessualmente parlando, more uxorio: "oramai...", quasi che esistessero persone sottratte alla potenza della grazia santificante per colpa di una scelta o di uno stile di vita sbagliato. È dovere di ogni cattolico invece proporre la verità tutta intera anche a questi fratelli, trasmettendo loro la certezza della misericordia e del perdono di Dio, insieme alla robusta convinzione dell'efficacia degli strumenti che la Chiesa mette a disposizione per "fare nuova" la vita di ognuno. Di fronte alla vertigine che oggi un giovane prova nel sentirsi proporre la castità matrimoniale, valgano sempre le parole così umane degli Apostoli di fronte alla "intransigenza" del loro Maestro: "Dunque, chi potrà salvarsi?". E la risposta di Gesù: "Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile" (Mt 19,25-26).
di Mario Palmaro tratto da "Il Timone" n. 18 Marzo/Aprile 2002
Scusa, posso rubarti la ragazza?
Ogni estate porta alla ribalta un nuovo sport: un anno è lo spinning, l’altro l’aqua-gym o il kitesurf. E avanti con fantasia.
La facilità con la quale queste discipline vengono abbracciate è però inversamente proporzionale alla loro durata. L’anno successivo restano in pochi a praticare e si corre già dietro ad un'altra novità. E va tanto bene così. Fa parte della “leggerezza” delle vacanze.
Uno sport che, al contrario, sembra non conoscere età è quello dell’abbordaggio alle ragazze\i altrui o, peggio ancora, alle mogli\mariti altrui.
C’è, cioè, chi si diletta ad intrufolarsi nelle coppie in crisi e a calarsi nei panni del buon samaritano. Naturalmente se è una samaritana si occuperà del “lui” e se è un samaritano della “lei”. Non raramente va poi a finire che il tentato soccorso diventa un abbordaggio a tutti gli effetti. E la coppia che attraversava un momento di crisi si frantuma rovinosamente sotto le mazzate psico-sentimentali dell’improvvisato consolatore, forse anche sinceramente convinto di “aver dato una mano”.
Tale sport non richiede ambienti particolari, infatti si pratica un po’ ovunque. Purtroppo anche negli oratori e sotto il campanile.
Intendiamoci: “dare una mano” ad una coppia che attraversa un periodo di difficoltà – siano essi fidanzati o sposi – è una gran bella cosa! Ma essendo il terreno di quelli delicati occorre davvero fare proprie le disposizioni illustrate nella parabola del buon samaritano. Prima tra tutte la gratuità. Il personaggio in questione, ci racconta l’evangelista Luca, “estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno”. Quindi non solo non ci guadagna nulla, ci rimette pure del suo.
Senza dimenticare poi che uno dei comandamenti recita: “non desiderare la donna - l’uomo - d’altri”.
Abbastanza chiaro, no?
Ivo (il Cattivo)
BIBLIOGRAFIA ADOLESCENZA E AFFETTIVITA’
Alcuni spunti per riflettere sull’adolescenza …
· Andreoli V., Lettera a un adolescente. Rizzoli, 2004
· Borgnini, M., Facciamo finta che non siamo noi? Storie di adolescenti e di desideri. Casagrande, 2007
· Caprioglio, D., Vai, ma resta ancora. Com’è difficile separarsi. Mondadori
· Dolto F., Adolescenza. Esperienze e proposte per un nuovo dialogo con i giovani tra i 10 e i 16 anni. Mondadori, Milano, 1996
· Jeammet, P., Cento domande sull’adolescenza, Pendagron, 2007
· Manes S., Giochi per crescere insieme. Manuale di tecniche creative. F. Angeli, Milano, 2007
· Marcelli,D.; Braconnier A., Adolescenza e psicopatologia. Masson, Milano, 2000
· Pietropolli Charmet, G., I nuovi adolescenti. R. Cortina, Milano, 2000
· Pietropolli Charmet, G., Segnali d’allarme. Disagio durante la crescita. Mondadori, Milano, 1999
· Pietropolli Charmet, G., Adolescenti in crisi, genitori in difficoltà. F. Angeli, Milano, 1995
· Van Munching, P., Io ho fiducia in te. Lettera di un padre a una figlia adolescente. Sperling & Kupfer, 2007
· Veglia, F.; Pellegrini, R., C’era una volta la prima volta. Erickson, Gardolo, 2003
Dott.ssa Alessia Nota, aprile 2008