...noi due per sempre: è possibile! Di Rosa C.

Prendo spunto da una serie di articoli apparsi in questi giorni su un quotidiano (La Stampa), che illustrano come la crisi economica mondiale della borsa, dei muti etc, stia tirandosi dietro, soprattutto negli Stati Uniti ma non solo, crisi di coppia; anzi, più precisamente, crisi coniugali, in costante aumento. Relazioni e matrimoni “di facciata”, con questa crisi economica esplodono. L’impoverimento improvviso e notevole di uno dei due partner porta, nella maggioranza dei casi, alla separazione, in altri ” …Chi decide di rimanere insieme nonostante la passione sia rottamata da tempo lo fa cercando di trasformare quello che un tempo era un matrimonio in una coabitazione tra parenti.” L’articolo mette in risalto, inoltre, come l’istituzione matrimonio sia in crisi, non solo per il problema economico, ma anche perché: “..travolta dal cambiamento della società." Ed è proprio qui il punto, come ben illustrato anche nell’ottimo articolo di Antonella Mariani pubblicato su “Noi genitori e figli” (supplemento ad Avvenire). La Mariani consulta la sociologa ed esperta in comunicazioni C. Giaccardi, la quale afferma che così come la società che appare nei rotocalchi rosa, ci propone nuovi guardaroba ogni anno, così siamo indirettamente indotti al “cambio” del partner (notare non coniuge!) quando l’attuale non soddisfa più i nostri bisogni emozionali. Oggi tali “bisogni emozionali” sono considerati criterio di autenticità: “un mondo di passioni usa e getta, in cui l’imperativo è massimizzare il godimento nell’istante…” Anche riviste specializzate di settore, come quelle di psicologia, spesso considerano il tradimento terapeutico o comunque benefico. Insomma se la mia relazione di coppia non mi da più le emozioni e le passioni di un tempo, non vale più la pena continuare. E’ chiaro che in un simile contesto culturale, è ben difficile credere e ritrovare il significato originario del matrimonio dal punto di vista laico. Ed anche chi crede in quello religioso fa un enorme fatica a mantenere degli obiettivi, soprattutto se nel frattempo non si continua anche un cammino spirituale a livello personale e famigliare. La cultura di oggi dice “non ci riesco…  è difficile, quindi mollo lascio” (atteggiamento infantile). Non guarda più agli obiettivi, al progetto, perché spesso le relazioni ed i matrimoni (e non solo quelli) partono senza progetti. Ma come cristiani sposati, siamo chiamati a interrogarci sul significato della nostra vita come coppia, e su quanto siamo in grado di vivere prima e di testimoniare poi: la grandezza dell’amore di Dio all’interno di essa. Il nostro matrimonio sacramento è un mezzo che ci permette di investire tutte le nostre risorse umane e spirituali per realizzare il Progetto di Dio in noi. Un matrimonio non è basato solo sull’emozione o sulla passionalità - che per altro non scompaiono mai ma mutano con il tempo - ma su un progetto di Amore sconfinato e fedele per l’altro, amore che si fa compagnia, amicizia, allegria, dialogo, soccorso e aiuto reciproco, sofferenza e gioia condivisa. Ancora una volta occorre avere il coraggio di andare contro corrente e dire ai giovani che una vita matrimoniale “felice” è possibile. Non nel senso che non ci saranno mai problemi e che tutto sarà una “luna di miele”- Proprio perché già la vita ci riserva fatiche, difficoltà e sofferenze, è importante avere accanto una persona (sempre la stessa) che affronta con noi queste difficoltà e che sia disposta a condividerle nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte. E importante dirsi e darsi l’uno all’altro per impegnarsi nella crescita umana e spirituale.

Inserito il: 2009-10-08
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