RU486 o “la pillola del mese dopo”.

… per un informazione corretta.

 

All’inizio dell’estate aprimmo un Forum su questo sito per confrontarci sull’opuscolo dell’ASL10 intitolato  “Sesso dintorni”  distribuito in alcune scuole del pinerolese e presso i “Tam-tam” dell’Asl stessa.

In molti sono intervenuti con riflessioni profonde e motivate che restano disponibili a fondo pagina.

Anche giornali e siti internet (La Stampa, L’Eco del Chisone, Stampa Sette, www.caprilli.com …) si sono occupati della questione.

Certo è che parlare di sessualità e affettività ai giovani e con i giovani non è affar semplice ma non è questo un motivo sufficiente per ripararsi dietro una deresponsabilizzazione collettiva.

Ecco perché torniamo sul campo a proposito di una sostanza chiamata RU486 (o pillola del mese dopo) e che sta facendo molto discutere.

 

Riportiamo alcuni stralci dell’articolo Ru 486, la pillola della menzogna, apparso su “Sì alla vita”  già nel giugno del 1999.

 

 

“Il Mifepristone, noto come Ru486, anche se si presenta con una triplice indicazione

(a. l’aborto precoce; b. la contraccezione post-coitale; c. la terapia di diverse patologie) è diventato il vettore del progetto ideologico che si trova dietro la nozione di “contragestione”, e cioè la soppressione culturale della coscienza dell’aborto. Si tratta del desiderio di privatizzare ulteriormente questo tema cercando una soluzione molecolare ad un problema biologico. Non si tratta soltanto di eliminare il senso di colpa legato all’aborto, ma di ridurre la trasmissione della vita umana in qualcosa di essenzialmente fisiologico. Si tratta di un progetto molto serio poiché si va al di là della negazione dei diritti dell’embrione puntando addirittura a negarne la reale esistenza.

Non sorprende il concreto interesse che molte fondazioni ed organismi internazionali, attivi nel campo della pianificazione familiare, dimostrano nei confronti della Ru486.

Infatti, la scarsa presenza di personale sanitario nel territorio dei Paesi meno sviluppati, rende difficile l’uso dell’aborto come metodica di controllo delle nascite. Un abortivo chimico efficace sarebbe la soluzione ideale: l’aborto sarebbe praticabile in assenza del medico, potrebbe essere presentato come la prevenzione di una gravidanza, ecc.

[…]

Dal punto di vista tecnico, si presenta il nuovo prodotto come titolare di due caratteristiche importanti: alta efficacia e semplicità d’uso. Si prospetta la possibilità ottenere un effetto abortivo o “contragestativo” senza il bisogno di un supporto sanitario e con l’assenza delle complicanze derivanti dagli abituali metodi abortivi.

In campo sociale la comparsa del Mifepristone viene reputata importante perché favorirebbe un reale passo in avanti nell’autonomia della donna: è di fatto una metodica che dovrebbe renderla indipendente dal medico, in relazione all’atto abortivo. Sarebbe insomma utile a trasformare l’aborto in un “atto privato”. In questo modo la donna sarebbe maggiormente libera da quel controllo, familiare-sociale-legislativo-sanitario, che attualmente ancora scaturisce, seppur in modo pallido, dalla regolamentazione legislativa. […] L’embrione diventa in questo modo soltanto un tessuto ormono-dipendente, il cui sviluppo e sopravvivenza può essere “regolato” attraverso antiormoni. […]

 

Riportiamo altresì, dal sito www.mpv.org  - al quale rimandiamo per ulteriori approfondimenti - il documento diffuso dal  il Movimento per la vita a seguito della decisione del Comitato etico piemontese di consentire all'Ospedale Sant'Anna di Torino di distribuire a titolo sperimentale la pillola abortiva Ru486:

 

1) Lo scopo dichiarato della legge 22-5-78 n. 194 non è quello di garantire un (inesistente) diritto di aborto, ma piuttosto quello di prevenire l’aborto, favorendo la nascita dei figli già concepiti con l’invito alle madri per una adeguata riflessione sul valore della vita umana e offrendo alternative al dramma (per il concepito e per la donna) della interruzione della gravidanza. Questa è l’interpretazione ripetutamente formulata dalla Corte Costituzionale italiana, la quale ritiene che l’I.V.G. sia intesa soltanto come risposta ad uno stato insuperabile di necessità e non come esercizio di un diritto di scelta della donna.

2) Ne deriva che l’uso della RU486 se inteso, come sembra, quale strumento tecnico per privatizzare e banalizzare l’aborto ed esaltare la libera scelta della donna è assolutamente inaccettabile.

3) In ogni caso la vendita nelle farmacie o comunque la libera somministrazione della RU486 contrasta con la legge 194/78 in quanto evita le procedure dissuasive e preventive prescritte dagli artt. 4 e 5. Pertanto il suo uso dovrebbe eventualmente avvenire soltanto in ambiente ospedaliero, previa garantita documentazione che sono state espletate tutte le previste procedure di chiarificazione, dissuasione e di attesa.

4) E’ assurdo che su una questione che investe l’attuazione di una legge dello Stato e riguarda la vita e la morte di esseri umani basti il parere di un Comitato ospedaliero o anche regionale di bioetica. L’unico parere adeguato potrebbe essere quello del Comitato Nazionale di Bioetica. Si chiede pertanto che esso si esprima al più presto sul se e sul come dell’uso della RU486. In attesa di un tale parere si chiede al Ministro della Sanità di adottare ogni iniziativa di sua competenza per sospendere la decisione dell’Ospedale S. Anna di Torino.

5) In ogni caso poiché l’eventuale utilizzazione della RU486 implica un più elevato rischio di una decisione non matura e di una eliminazione delle offerte di alternative, dovrebbe quantomeno rendersi più organica la presenza del volontariato al servizio della vita umana nelle strutture ospedaliere in modo da garantire alla donna la libertà di non abortire ed un facile esercizio del relativo diritto. Inoltre appare ancor più urgente l’iniziativa dello Stato e degli Enti locali affinché sia realizzata una educazione ampia e profonda al rispetto della vita umana fin dal concepimento e affinché, in nome del principio di uguaglianza e di dignità umana, ogni concepito sia riconosciuto come “uno di noi”.

6) La decisione dell’Ospedale S. Anna di Torino ripropone l’urgenza di un ripensamento complessivo della legge 194, quantomeno in ordine alla sua attuazione. Assumono quindi una rilevante importanza l’imminente presentazione proprio a Torino - il 6 novembre - del V Rapporto al Parlamento del Movimento per la Vita italiano sulla prevenzione dell’aborto volontario e successivo Convegno Nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita, che si svolgerà sempre a Torino, dal 15 al 17 prossimi venturi.

 

Chi volesse offrire un suo contributo o riflessione può scrivere a

info@centrogiovani.net