ASSOCIAZIONE "AMICI DI DON BARRA"
Cinque anni fa è nato a Pinerolo il gruppo "AMICI DI DON BARRA" .
Si tratta di un’Associazione non a scopo di lucro che coniuga incontri di
preghiera e ritiri spirituali a cicli di conferenze e – recentemente – a
Concorsi letterari ed artistici rivolti in special modo ai giovani.
Promossa inizialmente da un ristretto numero di "amici" che, avendo conosciuto
don Barra personalmente o attraverso i suoi numerosissimi libri, intendevano
proseguirne l'opera e, in un certo modo, far rivivere il suo spirito, oggi conta
una cinquantina di iscritti.
Chi era Don Giovanni Barra? Un sacerdote di estrazione contadina (Riva di
Pinerolo 1906 - Torino 1975) che seppe unire ad un'intelligenza acuta e a una
eccezionale sensibilità spirituale e culturale, una praticità e un’operosità
infaticabili. Suo merito indiscusso fu quello di promuovere non solo nel
Pinerolese ma in tutta Italia la diffusione della cultura cattolica e cristiana
negli anni '45-‘75.
Lo straordinario successo di don Barra ebbe due punti di forza:
La PREGHIERA CONTEMPLATIVA, prima fonte a cui attingere per rinnovarsi
interiormente e correlarsi agli altri;
La CULTURA intesa COME STRUMENTO d’amore, di provocazione, di stimolo e di
dialogo, non come astrazione ideologica.
Un'altra caratteristica di don Barra fu la sua predilezione per i giovani, con i
quali riusciva a comunicare non solo grazie alla sua straordinaria apertura
mentale e sacerdotale ma soprattutto grazie alla sua grande umiltà, che non
giudicava e non escludeva nessuno.
Attualmente l'Associazione ha già realizzato tre Concorsi, banditi in più
sezioni: letteratura (poesia e prosa) e arte (pittura, grafica e fotografia),
con premi sia in denaro che in libri o in altri riconoscimenti. Per quel che
riguarda le opere letterarie l'Associazione si può valere della preziosa e
pluridecennale esperienza di editore del suo presidente, Piero Gribaudi.
Una sua frase tratta dalla prima lettera inviata ai futuri soci in data 23
ottobre 1997 può essere particolarmente significativa:
"L'Associazione è nata dalla consapevolezza che l'attuale momento è quanto mai
propizio a idee, iniziative e gesti che, anche nel campo della cultura,
coniughino coraggio a bontà, integrità a tolleranza, azione a contemplazione:
tutti tratti tipici di Don Barra”.
Per contatti e informazioni:
info@centrogiovani.net
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Assemblea associativa degli Amici di don Barra
Sabato 20 novembre 2004
- Il saluto del presidente
- La riflessione del nuovo assistente spirituale
- Si cercano testimonianze
Il saluto del presidente
Cari Soci, gentili Socie,
Come vi ho anticipato con la mia lettera del 30 ottobre ultimo scorso, è giunto
per noi il felice momento di godere dell’assistenza di un nuovo sacerdote: il
qui presente don Massimo Lovera, parroco di Buriasco, Vicario della zona
pianura, Direttore del Centro Diocesano Vocazioni, collaboratore per la
pastorale giovanile, che ha avuto questo nuovo incarico – ci tengo a dirlo– per
suggerimento di alcuni di Voi e dietro approvazione di Sua Eccellenza il
Vescovo.
Egli, che accogliamo con tutta la nostra simpatia e la nostra cordialità, non ha
conosciuto personalmente don Barra, ma io sono sicuro che ne interpreterà il
pensiero e soprattutto lo spirito con pienezza ed ampiezza. La sua giovane età,
poi, ne fa un assistente ideale, aperto, appassionato e sensibile sia alle
nostre esigenze che a quelle delle giovani generazioni, alle quali – non
dimentichiamolo mai – siamo chiamati a trasmettere le idealità di don Giovanni.
Subito dopo queste mie parole, ci parlerà secondo quanto gli ha dettato il cuore
e celebrerà la prima messa per noi e in memoria del nostro caro Amico. Don
Massimo ama definirsi un “povero prete di campagna”: è quanto desideriamo sia,
non altro. Don Barra amava definirsi “un badilante della penna”. Quanto ad
umiltà, che sta alla base della nostra Associazione, siamo in buona compagnia.
Questa riunione, come vi ho specificato, è stata convocata poi, oltre che per un
momento intenso di amicizia, per dare seguito a una richiesta importante ed
urgente: la richiesta fatta specificamente a noi da Mons. Vescovo di raccogliere
la maggior parte di documentazione possibile sulla figura e la personalità di
don Barra in vista di una sua biografia d’indole ufficiale e di altri eventuali
sviluppi. Non fatemi dire di più. Compito che dobbiamo assumerci noi in primo
luogo , convogliando le nostre memorie e testimonianze personali, e facendoci in
secondo luogo il tramite per sollecitarne e convogliarne altre, nel numero più
ampio possibile e dalle provenienze più disparate. È giunto il momento che tutti
si sforzino di scavare nella memoria per testimoniare fatti, eventi, episodi,
dati, rimembranze, anche intimi e personali (anzi, meglio se intimi e personali)
su don Giovanni.
Forse qualcuno ha già provveduto ha scriverne qualcosa. Me lo auguro. Ma se non
se la sentisse di mettere per iscritto il frutto della sua memoria e della sua
riconoscenza, si presti alla collaborazione che gli verrà richiesta.
Il secondo compito è più importante ancora: sollecitare altri, molti altri, a
mettere per iscritto o eventualmente consegnarci ogni tipo di materiale che
coinvolga al figura di don Barra (soprattutto lettere). Mi si potrà dire che è
tardi, che queste cose si potevano fare prima. Non è mai troppo tardi quando ci
s’impegna per amore e quando si agisce seguendo i tempi e modi stabilii da
altri. Né siamo soli in questa ricerca. Per esempio, sono in contatto con un
sacerdote del Santuario della Consolata di Torino che sta preparando una tesi di
laurea su don Barra. So di altri impegnati in questo senso. Ma la raccolta del
materiale non tanto di don Barra ma su don Barra, e intendo materiale di prima
mano, riguardante l’uomo e il sacerdote, non tanto lo scrittore o l’educatore, è
molto più importante. Si tratta di un lavoro umile, di dettaglio, di servizio,
che altri elaborerà. Ma essenziale per una biografia basata sui fatti e sulla
realtà, non sulle opinioni ed i giudizi.
Mi auguro sinceramente che abbiate capito e che vogliate essere generosi di
tempo, di attenzione e di cuore. Vi chiedo di considerare questo “lavoro” che Vi
affido con fiducia – consegnare all’Associazione i vostri ricordi e la vostra
testimonianza e sollecitarli da altri – il più concreto “grazie” di rendere al
nostro caro Amico.
Sono certo di poter contare su di Voi e sulla vostra buona volontà. E sono
immediatamente disponibile ad ascoltare giudizi, suggerimenti, obiezioni,
interrogativi su quanto vi ho detto. Vi stimolo in tal senso con urgenza.
Grazie. Ed ora lascio la parola a Don Massimo.
Dott. Piero Gribaudi
La riflessione del nuovo assistente spirituale
· Premessa:
Don Barra ha vissuto pienamente nella sua vita la sesta beatitudine riportata
nel Vangelo di Matteo: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”.
Per non rischiare di scivolare in considerazioni di carattere oleografico e
mellifluo relative alla figura di don Barra e per rammentarci il valore
metastorico, sempre attuale della sua predicazione, della sua vita e del suo
essere, è bene comprendere appieno chi sono i “puri di cuore”.
Il cuore è l’intimo dell’uomo, il centro della persona, la sede dei pensieri e
della comprensione, della valutazione dei valori e dei legami che ne derivano,
delle aspirazioni e delle attività.
Il greco katharòs significa semplicemente “pulito”. L’aggiunta del cuore indica
però che non si tratta di una pulizia esteriore, bensì interiore.
Nel Nuovo Testamento katharòs vuol dire “essere eticamente puro, senza peccato o
vizio”. Il cuore puro non è semplicemente il cuore che non si è macchiato di
alcun peccato, ma anche quello che Dio ha ricreato con la sua grazia e la sua
misericordia.
Il cuore puro qualifica il fatto che l’uomo appartiene alla sfera di Dio ed è
gradito a Lui.
La purezza, dunque, è adesione sincera, limpida, amorosa, fedele a tutta la
volontà di Dio sull’uomo, su ciascuno di noi. Essere puri di cuore comporta
essere a totale disposizione di Dio a favore dei fratelli che incontriamo nel
nostro cammino.
· L’arte dell’accoglienza:
Come in don Barra si sia manifestata la “purezza di cuore” è ben chiaro agli
occhi di chi lo ha conosciuto, di chi gli è stato accanto nelle varie fasi della
sua vita. Chi, come me, si è accostato alla sua figura attraverso i libri, le
testimonianze scritte e orali, nota immediatamente in don Barra un esempio
persuasivo dell’arte dell’accoglienza.
Di don Barra è stato detto che “era molto accogliente, accogliente delle idee
degli altri, delle persone”[1]. E ancora: “ don Barra accoglie con gesto molto
cordiale. L’accoglienza è il suo chiodo fisso”.[2]
E’interessante altresì sottolineare come egli intendeva l’accoglienza. Alla
giornata fucina del 12 dicembre 1944 così asseriva: “Quando un fucino, una
fucina, giunge per la prima volta in Fuci, deve sentirsi come tuffato in
un’atmosfera di sincera affettuosità, deve sentirsi subito avvolto da questo
clima di caldo affetto. L’ultimo arrivato, appunto perché tale, ha più bisogno e
più diritto a riguardi… Penso che tanti sarebbero riusciti fucini meravigliosi
se le prime volte che misero piedi in Fuci avessero trovato un’accoglienza più
cordiale”.[3]
Parole straordinariamente attuali (penso in modo particolare al mondo giovanile)
che, mi sembra di poter affermare, nascono da un cuore profondamente innamorato
di Dio, un cuore intriso di amore trinitario che ti fa sperimentare, toccare con
mano la tenerezza che Dio nutre per ciascuno di noi e ti fa incontrare la
persona, ogni persona in modo vero, privo di false e comode maschere, senza
orpelli e sovrastrutture, senza remore dettate più dal perbenismo che non dalla
timidezza e deferenza. Il cuore di don Barra è un cuore autentico, così
impregnato d’Amore da non essere corroso dalle incrostazioni del successo, del
buon nome, della carriera, del dover apparire perfettamente agli occhi altrui,
dell’incapacità di rapportarsi con serenità e genuinità con chi è diverso da me
o la pensa in modo differente da me. Don Barra, uomo e sacerdote dal cuore puro,
c’insegna a mettere in pratica quanto ha vissuto lui stesso: “ Nessuna parola
cattiva esca più dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano
servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. E non
vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il
giorno della redenzione. Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e
maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli
altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in
Cristo” (Ef. 4, 29-32).
· Uomo e sacerdote di comunione:
L’ “arte dell’accoglienza” di don Barra si è esplicata attraverso una squisita
umanità ed un sacerdozio convinto ed entusiasta. Ce lo testimonia un suo famoso
slogan:
“Ho sempre creduto alla cosa più bella del mondo: il passaggio di Dio nel cuore
del fratello”. E questo “passaggio” è avvenuto per vie a voi assai note:
l’amicizia, l’allegria, la bontà, la mansuetudine. A questo proposito voglio
citare un brano tratto da “I giorni di don Barra”: “ Non l’ho mai sentito, come
invece avviene sovente anche oggi, denigrare, disprezzare, osteggiare, cercare
di offendere, ha amato e stimato i suoi due vescovi, anche se non lo hanno fatto
canonico, ha amato e stimato anche i sacerdoti che non consentivano con lui e
guardavano a CasaAlpina con sospetto… Don Barra ha sofferto molto per mille
incomprensioni, ma ha amato anche in mezzo alle incomprensioni. Ha amato perché
concepiva il prete come uomo di servizio nella concezione paolina di colui,
Cristo, che si fa schiavo (Kenosis): lo spogliamento..”[4]
Quello di don Barra è un ministero nel senso vero e proprio del termine,
un servizio che lascia trasparire il suo innamoramento per Dio, per la vita e
l’umanità. Un servizio che sa andare oltre le critiche (a volte feroci), i
giudizi di confratelli e laici per rimanere fedele in tutto e per tutto a
Cristo.
Un servizio che c’insegna ad evitare i “salotti di sacrestia”, nei quali ogni
tanto si ritrovano preti e laici che rischiano di sclerotizzare il volto
familiare della Chiesa, di ridurre la comunione ad una serie di riti e di
riunioni. Don Barra è stato uomo e sacerdote di comunione, pronto ad andare
incontro per primo a chi l’aveva trattato con parole ed azioni ingenerose, a
cercare alla stregua del buon pastore le anime erranti di tante persone, a
scegliere la via del silenzio e della sofferenza pur di non arrecare male ad
alcuno.
Una bella testimonianza su di lui riassume efficacemente la sua purezza di
cuore: “E’ il prete più umano e più semplice che ho incontrato. L’ho visto
soffrire, ma mai senzasorriso e senza pazienza.”[5]
E ancora: “ Tutto questo gli veniva da molta preghiera, da notti insonni
trascorse a contemplare, a cercare Dio.”
· Sancta simplicitas
Insomma, don Barra è stato un esempio di “sancta simplicitas”, ossia una purezza
di cuore così nitida e veritiera da farci vincere ogni pavida incertezza nel
sentirci amati da Dio e nel poter vivere appieno l’avventura meravigliosa della
vita e del cristianesimo nella consapevolezza che “essere l’Amato è l’origine e
il compimento della vita dello Spirito”[6]. Un’eredità e una sfida consegnata da
don Barra ai suoi “amici” per essere testimoniata e vissuta nel nostro oggi.
Pinerolo, 20 novembre 2004.
d.Massimo
Si cercano testimonianze “Che il tuo ricordo non sia affidato
solo al freddo marmo – ha detto un poeta -, ma viva per sempre nel cuore degli
uomini”.
Questo è accaduto a Don Giovanni Barra, che con la sua bontà ha lasciato una
memoria indelebile in quanti lo conobbero.
Nel recente incontro degli “Amici di Don Barra” le testimonianze sono state
unanimi e corali: Piero Gribaudi, Piera Bermond Balcet, Aurelio Bernardi,
Piercarlo Pazè, Carla Velardi, Mario Fassino, hanno illustrato con pari affetto
la figura di questo sacerdote che seppe formare intere generazioni di giovani e
che pure oggi esercita il suo influsso su chi continua il suo apostolato.
Nella densa meditazione di don Massimo Lovera si è sentita un’affinità di idee e
di azione con questo prete che amò tanto Pinerolo. “Quello di don Bara è un
ministero nel senso vero e proprio del termine, un servizio che lascia
trasparire il suo innamoramento per Dio, per la vita e l’umanità – ha detto don
Massimo – Don Barra è stato uomo e sacerdote di comunione, pronto ad andare
incontro per primo con chi l’aveva trattato con parole ed azioni ingenerose, a
cercare alla stregua del buon pastore le anime erranti di tante persone, a
scegliere la via del silenzio e della sofferenza pur di non arrecare male ad
alcuno”.
Anche l’intervento del dott. Pazè ha ricordato le prove di don Barra che “fu
sempre un perdente, sebbene avesse ragione lui, come poi si vide con lo scorrere
del tempo”. Peraltro, l’incalzare delle responsabilità e delle croci non spense
mai il sorriso accogliente di questo sacerdote, il suo “vivere per grazia”, come
ha sottolineato il dott. Gribaudi, presidente dell’associazione degli “Amici di
don Barra”.
Particolarmente intensa la testimonianza di suor Valeria, che dal monastero di
clausura della Visitazione ha inviato uno scritto, letto dalla sorella Carla
Velardi, in cui descrive con quale cura ed affetto paterno egli seppe guidarla e
valorizzarla quando era ancora una ragazzina.
Così sono emersi diversi aspetti della ricca personalità di questo prete,
scrittore, conferenziere, direttore spirituale. Ma forse resta ancora tanto da
dire.
Perciò il dott.Gribaudi ha chiesto con forza ai soci di
raccogliere tutte le testimonianze su don Barra, perché il loro grande amico
possa continuare ad irradiare la sua luce.
Donatella Coalova (Chi ha delle testimonianze è pregato di mettersi in contatto
col seguente numero
telefonico: 0121 75.876 oppure inviare un testo scritto a Donatella Coalova,
piazza
Garibaldi 9, 10064 Pinerolo; e-mail: donatellam.coalova@tiscali.it).